Risposta alle accuse
di Valerio Molinari
Modica – Gentile redazione,
con riferimento all’articolo pubblicato il 7 Aprile mi duole leggere tra i commenti degli utenti che alcuni etichettano la filosofia imprenditoriale del sottoscritto come speculativa. A questo punto mi sento in diritto di rispondere e lo faccio attraverso la vostra rivista on-line perché alcuni commenti hanno dell’assurdo e credo che su questo molti siano concordi.
Ho fatto riferimento alla riviera Romagnola NON come esempio edilizio da perseguire (concordo sul fatto che negli anni ’50-’60 si sia edificato troppo e forse non molto coerentemente) bensì come modello organizzativo; faccio presente che quando arrivato al maganuco non ho trovato nulla – vero che la natura offre se stessa e nient’altro – ed ho dovuto cominciare quasi da zero, senza alcuna assistenza e solo ed unicamente monitorato per non dire “controllato” da chi diffidentemente si chiedeva chi ero e che facevo, (ricordo solo che nel 2012 la spiaggia di maganuco è stata eletta uno dei 100 luoghi più belli della Sicilia e no di certo per un parcheggio inesistente o per i servizi igienici naturali ) il lavoro fatto a suo tempo è stato pensato per tentare di offrire un servizio diverso, dinamico ed al passo con i tempi e non mi risulta che siano stati costruiti grattacieli o supermarket sulla spiaggia.
Poi leggo l’articolo sull’isola delle correnti e qualche commento circa bottiglie e sacchetti abbandonati insieme a roulottes addirittura a bordo spiaggia, mi chiedo allora dove sta la coerenza !!.
Vedo immagini di gestori che si animano di pazienza e si rimettono da soli la sabbia davanti al proprio chalet perche diversamente non hanno futuro per i 100 giorni di sole che li aspettano, pagano di tasca propria il dazio alla natura e credo che pagherebbero ben più volentieri un servizio pubblico o anche misto perché no, meglio organizzato e più programmato pur di avere spiagge pulite, illuminazione e parcheggi pronti all’uso.
Recentemente ho visitato la splendida spiaggia di San Lorenzo e devo francamente dire che è bella, meravigliosa, ma solo se si è rivolti verso il mare … . Le amministrazioni – a livello nazionale – poco percepiscono quell’enorme patrimonio che l’ambiente ha insito in maniera spontanea, scarsamente valutano il potenziale del territorio e l’indotto che esso crea o meglio potrebbe creare in termini di posti di lavoro, se solo per un attimo la cittadinanza e gli addetti ai lavori venissero messi in condizioni di dialogare con la PA qualcosa accadrebbe invece ad oggi la conseguenza è una netta separazione tra la realtà ed il sogno; la realtà è che il patrimonio naturalistico ed architettonico del nostro paese è in rovina giorno dopo giorno (Pompei insegna) ed i sogni appartengono solo a coloro i quali credono ancora di potersi immedesimare in Robinson Crosuè per qualche settimana all’anno vagando per le selvagge spiagge italiane armati di ogni comfort nel proprio gigantesco zaino ma poi spesso, alcuni per fortuna e non tutti, fanno molta fatica a portarsi via la bottiglia di plastica vuota consumata sull’isola che non c’è….
Siamo a metà aprile e tra poco più di due mesi l’estate la farà da padrone, mi piacerebbe aprire un blog o convocare un comitato degli operatori turistici della costa Iblea e chiedere loro come sono programmati e se hanno tutto e tutta l’assistenza necessaria per offrire i loro servizi all’utenza locale e straniera, mi piacerebbe leggere in un programma politico-elettorale i punti, precisi e quantificati degli interventi che le varie amministrazioni intendono porre in essere per riqualificare il proprio territorio, per fregiarsi di una bandiera blu o di una medaglia all’accoglienza e mi piacerebbe che l’Italiano in genere iniziasse a comprendere non tanto per sé quanto per le future generazioni che ha l’oro sotto i piedi ma sta anche a lui ed al suo buon senso civico fare in modo che con piccoli gesti, le piccole cose possono essere riportate nella loro giusta dimensione senza sparare sentenze su coloro i quali investono soldi e fatica per migliorare una condizione, offrire un servizio e chiaramente per trarne vantaggio visto che poi l’economia è fatta di numeri e non di poesia. Lo specchio dei tempi, politico-sociale che stiamo vivendo è ahimè ben rappresentato da certi commenti che lasciano a bocca aperta. Personalmente sono il primo che paga i propri errori se sono da pagare ma sono anche il primo e forse l’ultimo che in quella lingua di sabbia ha realizzato un piccolo miracolo e di questi tempi bastano tanti piccoli miracoli per sentirsi un pochino più ITALIANI fieri del proprio paese delle proprie tradizioni e del proprio patrimonio.
Ancora buon lavoro, a chi ancora ne ha uno.
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