Una riflessione dalla Laguna
di Sandro Foresto
Venezia – Mi si permetta di ribadire una mia personale impressione leggendo l’articolo della Fumagalli, impressione che può certamente essere contestata e contraddetta mille volte dai Sciclitani (e del resto i commenti che leggo sembrerebbero proprio smentirmi), ma, si sa, chi viene da fuori ha il diritto anche di sbagliarsi.
L’importanza dell’articolo uscito sul Corriere (tutta un’intera pagina uscita sul territorio nazionale) sta anche nel fatto che l’immagine che ne esce di Scicli è che attorno alla realtà di Chiafura operano una varietà di soggetti e di realtà culturali.
Capita a volte che in un antico paese o città del mondo si ritrovi un capolavoro ritenuto scomparso, oppure che vi ritorni un’opera d’arte antica di straordinaria bellezza, o anche che vi si scopra e che vi si restauri un raro monumento. Qui, quello che è avvenuto, partendo da Chiafura, è, in realtà, molto di più. Qui a Scicli la Fumagalli avrebbe invece scoperto, o creduto di scoprire, una città. Certo, il pretesto è stata Chiafura: c’era bisogno di un chiodo fermo su cui appoggiare tutto il discorso, di un punto importante, significativo, rilevante anche giornalisticamente, quella che in gergo viene chiamata “la notizia”. Ma la Fumagalli (una delle firme storiche del Corriere, una giornalista che “fa la redazione” del primo quotidiano italiano) non sarebbe venuta a Scicli solo per cercare Chiafura, se non avesse avuto la percezione che attorno a Chiafura si muoveva una città.
E una città che è in movimento.
La Fumagalli conosceva Scicli en passant, era venuta da queste parti mesi fa per il golf di Donnalucata; aveva sentito parlare dell’apertura di un nuovo albergo. Poi l’interesse è maturato sentendo parlare di Scicli da amici. Ma ciò che mi pare importante segnalare dell’articolo uscito domenica, e che non vorrei che sfuggisse agli Scilitani, è che il ritratto che la Fumagalli ha voluto delineare, partendo dalla realtà così storicamente e umanamente ricca di Chiafura, è di una Scicli dove operano un centro di vita culturale attivo e impegnato e al quale si deve il riconoscimento Unesco, un gruppo di artisti di fama internazionale, storici di valore che testimoniano della presenza di un’alta tradizione di cultura cittadina, un museo attento alla valorizzazione del territorio, imprenditori impegnati anche nel settore culturale, amministratori e tecnici che hanno consentito il restauro del sito e dei tanti altri monumenti della città, operatori turistici che hanno realizzato strutture di grande eleganza, professionisti dell’informazione scritta o delle immagini che hanno saputo raccogliere dati e trasmetterli e creare i necessari collegamenti. Una Scicli dove, insomma, opera tutto un tessuto vivo che ha reso possibile quanto si è realizzato e che, all’occorrenza, sa lavorare assieme. Questo è quello che a me ha colpito dell’articolo della Fumagalli. Ed è questo che la Fumagalli ha, con la capacità professionale che le è propria, messo in luce.
Gli Sciclitani sanno bene, e lo hanno dimostrato, che questa è la strada: lavorare assieme, mettere insieme le forze, smetterla di sottovalutare se stessi e i loro concittadini, capire che hanno alle spalle una grande tradizione e spronare i giovani, valorizzare i giovani a proseguirla, altrimenti tutto va “a remengo” come dicono i veneti. Questo articolo mette in luce fatti, realtà, cose e persone che sono proprio in questa linea: si tratta di continuare, di crescere in questa direzione.
Scicli è una grande realtà e mi fa piacere che una milanese “doc” sia venuta a Scicli a ripeterlo ai Sciclitani e, con loro, a tutta l’Italia.
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