di Redazione
La sua voce si mescola con il pianoforte, le percussioni e la fisarmonica fino a diventare strumento musicale.
Chiara Civello, ospite dell’itinerante Note di notte all’Azienda agricola Gli aromi, non lascia spazio al contesto. Il silenzio della campagna aperta, in una serata dall’aria immobile coperta da un cielo pullulante di stelle, si armonizza con un canto jazzato che non ha eguali nell’attuale panorama musicale. Guidata dalla notte, che attraversa quasi tutti i testi delle sue canzoni, Chiara naviga verso la sua Isola, che dà il titolo a uno dei suoi brani preferiti e al concerto ed evidenzia la sua vicinanza alle sonorità latine e brasiliane, accompagnata da Tino Derado al pianoforte e alla fisarmonica e da Jamey Haddad alla batteria e alle percussioni. Di loro e dell’amicizia che da anni la lega ai due straordinari musicisti, racconta in italiano. Li presenta, li ringrazia e aggiunge: «La cosa più divertente è che loro, di quello che vi ho appena detto, non hanno capito una parola». Tra i sorrisi strappati dalla battuta e gli applausi degli spettatori, Chiara sussurra un rassicurante «that’s good» a Tino e Jamey.
«Dalla Saint Louis di Roma al Berklee College of music, ho imparato tanto e tanto dimenticato» intercala l’artista tra un pezzo e l’altro. E la sua memoria si rivela, in entrambi i casi, preziosa alleata di capacità canore insite, sancite da una carriera in costante ascesa segnata da una lunga esperienza live e diverse incisioni, due da protagonista: Last Quarter Moon prodotto da Russ Titelman e inciso con la Verve – è stata la prima italiana firmare con la prestigiosa etichetta di Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald – e The space between prodotto da Steve Addabbo e inciso con la Universal Music.
Applaudita da un migliaio di persone che in religioso silenzio hanno seguito l’esibizione, Chiara, trentenne del suo tempo, non ha perso nulla della semplicità che ne delinea la personalità delicata e modesta propria dei grandi artisti.
«Le canzoni sono come treni: ti portano da un posto all’altro. Questa collezione di canzoni – dice Chiara che riesce fino alla fine del concerto, a non perdere il contatto diretto con il pubblico – è il mio treno verso casa».
Annuncia i testi, enuncia i titoli e ne esalta i momenti vissuti per fondere parole e suoni nei ritmi senza tempo del jazz, del blues e di un insieme di melodie di difficile classificazione. Note complesse e prive di spazi, il cui unico filo conduttore è scandito da una voce calda e decisa, padrona degli strumenti che accompagnano l’alternanza di alti, bassi e sussurri indistinguibili. Chiara plasma i suoi testi e ne gestualizza il senso con movimenti eleganti, signora di un palcoscenico che migliore collocazione troverebbe in un teatro. Anche se l’immagine dell’aperta campagna libera lo spazio senza nulla togliere all’estensione della vocalist che, a tratti, rimanda ai locali fumosi di New Orléans, culla del jazz raccontato dalle vecchie pellicole dei film americani. Così come la dolcissima «Moon river», un tocco di classe nell’esibizione da solista al pianoforte, riporta all’evergreen «Colazione da Tiffany».
Dall’italiano all’inglese, e perfino nel classico francese «Que sera-t-il des nos amours» con una dedica speciale allo zio, Chiara non ha esitazioni. Il suo canto mantiene una musicalità costante, ritmata in quella notte, descritta e magistralmente musicata in «Night», che a Chiara «porta consiglio» (afferma sorniona senza aggiungere altro) e al pubblico porta voglia di vivere e sognare.
«Come state, tutto bene, è tutto ok?» chiede con un sorriso imbracciando la chitarra. La risposta è un lungo applauso di approvazione che si protrae seguendo il passo del maracas elettronico che Chiara alterna al canto.
«E’ la migliore cantante jazz della sua generazione» ha detto di lei Tony Bennet. E se Burt Bacharach l’ha definita soprattutto una straordinaria cantautrice, Phil Woods non ha esitato ad esaltarne le doti di musicista, compositrice in grado di improvvisare al pianoforte come pochi. Al saluto ripetuto del trio, seguono applausi e richieste di bis che ottengono altre tre canzoni. Chiara Civello saluta riproponendo «Night», pacata e senza affanno, regina di una serata che lascia immutata la voglia di ascoltarla.
Franca Antoci
La foto, scattata ieri sera durante il concerto all’azienda Gli Aromi dei fratelli Russino, è di Luigi Nifosì
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