Il medico sciclitano è scomparso ieri a Bologna.
di Un Uomo Libero.
Scicli – Caro Carmelo Mandarà,
stamattina, non so perché, m’interrogavo sui miei auguri pasquali stranamente non corrisposti e pensavo di chiamarti.
L’ultima telefonata me l’hai fatta tu, alcuni mesi fa. Ti sei procurato il mio cellulare ed è stata una gioia per entrambi sentirci.
Ti mancava la mia voce – mi confessasti – voce di tempi lontani, ti mancavano le nostre chiacchiere, i miei pensieri che sempre condividevi per un intimo comune sentire.
Fu una telefonata lunga, quella, che terminò nel cuore della notte, nella quale mi raccontasti gli ultimi giorni della tua vita con la chiarezza espositivo-scientifica che sempre aveva contraddistinto la tua professionalità.
Abbiamo scherzato anche.
Non sapevo che sarebbe stata l’ultima occasione di confronto e di dialogo per la nostra amicizia.
Ora so.
Sei partito per quel lungo viaggio che non ammette ritorni. In pace, come hai spesso, in quella chiacchierata, sottolineato.
T’immagino, pellegrino tra le stelle, con il tuo immancabile sorriso sulle labbra che non era mai di ironia, ma di stupore per la vita che si faceva dono, per la natura che sapevi cogliere in ogni gesto, in ogni momento.
T’immagino ormai nudo di una carne che non t’appartiene, ma vestito dell’umiltà e della scienza che sempre ti furono compagne, errare per mondi nuovi alla ricerca delle verità che spesso erano il cruccio e il punto di partenza dei nostri ragionamenti.
Non riesco a dirti addio perché non riesco a immaginare il tuo volto da stoico pensatore davanti all’ultima verità che ormai conosci.
Ti avevo lasciato al solito posto un mio libro con dedica, lo ritirerò io per te e lo conserverò come l’ultimo gesto d’affetto verso chi si è fatto compagno di viaggio di un’intera vita.
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