Il senso di normalità
di Matteo Durante
C’è che me lo chiedo da qualche giorno. Cioè, in modo insistente e ostinato, mi (as)salgono alcune domande (cinque, almeno) intorno al Movimento Cinque Stelle di Grillo. Domande a cui non so dare soddisfazione.
Dice: finalmente, la normalità a Palazzo. Ecco, esatto, la normalità. Cioè l’essere, come si canta allo stadio: “Uno di noi”. Giusto, bello. Però. Però non capisco perché normali dovrebbero essere solo gli esponenti del M5S… Loro dicono, spesso urlano, di essere stufi (anzi arci-stufi) di come sono andate le cose, finora, in Italia. Ma perché credono di essere gli unici? Perché credono di essere i soli a chiedere che si cambi, a volere che si rinnovi, a pretendere un po’ di normalità (cioè un percorso entro norme condivise, giuste, elementari, tanto da diventare quotidiane)?
Allora, come loro si proclamano stufi (anzi, arci-stufi) delle vecchie “logiche castali”, io – che pure condivido in toto questa loro stanchezza, pur senza aver votato M5S – sono parimenti stufo di questo manicheismo tranchant (tanto di moda nell’ultimo ventennio) che divide i buoni (o i normali) dagli altri (ovunque essi si collochino). Un po’ perché qualche “normale” appena eletto al Parlamento, e non nelle fila del M5S, lo conosco anch’io. Ma anche perché rileggere l’Italia degli ultimi vent’anni come un Paese in cui i mangioni politici della Casta hanno vessato la normalissima “ggente” (che li aveva, e li ha, votati) è quanto meno riduttivo.
Dice: la fantasia al potere. Ecco, esatto, la fantasia. Intanto, se è al motto del ’68 che ci si vuole riferire (e quell’aria da ’68 universitario, un po’ naif e anticonformista, sembra il mood entro il quale hanno compiuto i primi passi gli eletti del M5S: scravattati, seduti a cerchio e per terra, voto per alzata di mano… http://news.panorama.it/politica/elezioni-2013/grillo-roberta-lombardi), c’è un’imprecisione di fondo. Allora, si parlava di immaginazione, più che di fantasia. E le due cose sono diverse. E non di poco.
Dopo di che, da quelle parti la fantasia non manca affatto. Anzi. E la si ritrova nelle loro (poche e parche, finora) dichiarazioni: dal continuo balletto sul prossimo governo (http://www.lastampa.it/2013/03/05/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/movimento-cinque-stelle-crimi-mai-aperto-a-un-governo-tecnico-KoNPs9Ek8QvecM8lhKVsbP/pagina.html), sulle loro attitudini e i loro profili professionali (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosa-vogliono-questi-grillini/2201785), sull’articolo 67 della Costituzione inerente al “vincolo di mandato” (http://www.ilpost.it/2013/03/04/grillo-2010-vincolo-mandato/), sulla rilettura di (nefasti) accadimenti storici del secolo scorso (http://www.lastampa.it/2013/03/05/cultura/opinioni/buongiorno/richiesta-di-dimissioni-ao0YYAlI7S6nsnXiaTngkN/pagina.html).
Dice: uno vale uno, finalmente. Ecco, esatto. Ma se questo mantra, oltre a essere il refrain mitico del popolo a Cinque Stelle, è anche un profondo assunto democratico, perché allora le decisioni che prende (e prenderà) l’”uno” Grillo (o l’”uno” Casaleggio, che come Grillo non è in Parlamento) non vengono messe ogni volta al vaglio di tutti gli altri “uno”? E non solo degli “uno” eletti (cioè scelti) ma da tutti gli “uno” che in questo movimento si riconoscono, secondo un altro valore baluardo del non-partito: la democrazia diretta (http://www.huffingtonpost.it/andrea-bassi/il-nonstatuto-inchioda-gr_b_2818297.html?utm_hp_ref=tw”). Ancora: (e se lo è chiesto anche Bracconi su La Repubblica http://bracconi.blogautore.repubblica.it/): se è vero che il referendum propositivo, altro principio fondante del Movimento, viene invocato per qualsiasi cosa – a cominciare dall’uscita dall’euro – “allora perché non viene chiesto, ora (subito, adesso) agli elettori/cittadini cosa pensano di questo balletto di Grillo sulla strategia della non-fiducia?”
Se è vero che tutto deve essere – e a me piace sia così, a dirla tutta – pubblico, chiaro, trasparente, compresi i lavori nelle aule (parlamentari, comunali e regionali), “allora perché non c’è una webcam sempre accesa che segue Casaleggio e Grillo durante le loro riunioni politiche?” (http://www.repubblica.it/politica/2013/03/05/news/intervista_morozov-53835572/?ref=fbpr).
Dice: saranno inesperti, ma almeno sono onesti i 5 Stelle. Quelli di prima hanno fatto solo i… fatti loro. Ecco, esatto, l’onestà e la competenza. O, anche, l’onestà della competenza. Ora, al di là delle grossolane generalizzazioni sugli uni e gli altri (di cui si è già detto), quello che si fa fatica a comprendere è l’assunto per cui, di fronte allo “schifo di prima”, chiunque farà meglio. Ma come? Io pensavo che il principio del “voto il meno peggio” fosse più appannaggio degli elettori del centrosinistra… Comunque, nel dare ragione agli attivisti del Movimento sul fatto che l’attuale classe dirigente non abbia dato – e lo si intenda eufemisticamente – il meglio di sé, credo che vada tuttavia posta la questione sulle oneste competenze dei nuovi eletti del Movimento. E, a scanso di equivoci, lauree e master (o diplomi e professione) qui non c’entrano. C’entra il fatto che essendo homines novi, i nuovi parlamentari devono ancora dimostrare di possedere quella cultura politica, quella visione di insieme, quella profondità di ragionamento per dare risposte positive alle drammatiche questioni che abbiamo di fronte. Se solo avessero scelto di non sottostare al diktat di Grillo e si fossero, genuinamente e orgogliosamente, mostrati ai media, forse qualcosa in più sulle loro qualità avremmo appreso. E ora non guarderemmo, con un misto di tenerezza e ansia, la loro prima riunione da eletti. Certo, in quanto giovani e al debutto, faranno esperienza. Ed essendo persone perbene e di buona lena – lo penso sinceramente – non faranno fatica a imparare. Ma per imparare, per fare esperienza, ci vuole quel tempo che l’Italia oggi non ha (più).
E poi, perché dovrebbe bastare l’essere onesti (o l’essere giovani. O l’essere donne. O l’essere stati selezionati via web, con poche centinaia di clic) per saper rispondere alla crisi economica, sociale, culturale e identitaria che stiamo attraversando? Non dovrebbe essere l’onestà un pre-requisito? Di fronte a temi così drammatici, insomma, bastano i pre-requisiti o ci vuole qualche titolo in più?
Dice: i numeri. Ecco, esatto. Ma li abbiamo fatti, o no, due calcoli? E allora. Per quanto tempo ancora si potrà accettare che un non-partito (un movimento con un non-statuto), che rappresenta 1/5 dell’intero corpo elettorale (ha preso il 25% – risultato davvero straordinario – ma con un’affluenza del 75%, a sto giro… http://elezioni.interno.it/), continui a tenere in questa impasse gli altri partiti, i cittadini (seguaci o no di Grillo-Casaleggio, che magari un governo lo vogliono) e l’Italia intera? Credo si debba tornare ai “bei tempi” di Craxi, che pretendeva di governare pur essendo il terzo partito, per ritrovare una situazione simile…
Comunque, voltata la pagina delle elezioni: spread, tasse, Europa, disoccupazione, crisi aziendali, esodati, precariato, sviluppo, ambiente, bollette, consumi… sono temi che – sia pur spariti dai radar e dall’agenda – sono lì a chiedere di essere affrontati. E anche su questi sarebbe il momento che gli attivisti a 5 Stelle la smettessero di rispondere con il verso di Montale (“ciò che non siamo e ciò che non vogliamo…”) e provassero l’ebbrezza del gioco responsabile. Perché da ora in poi le risposte che si rifiutano di dare ai giornalisti cominceranno a doverle dare ai cittadini (http://www.repubblica.it/politica/2013/03/08/news/domanda_a_grillo-54089868/). E di persona, in autonomia, mettendoci la faccia. Cioè, senza il filtro (sia pure lasco) del web (che non tutti, in Italia, conoscono e frequentano).
Domanda supplementare, rispetto alle cinque annunciate. È possibile che su questi temi (anche a livello locale, visto che fra due mesi si andrà al voto per le amministrative e i candidati a sindaco del Cinque Stelle dovranno per forza uscire allo scoperto e mostrarsi – volto, idee e programma – al di là del simbolo che alle politiche in circa 9 milioni di italiani hanno votato, con atteggiamento da seguaci e fedeli) si apra una discussione seria, pacata, ragionata? E senza che da quella corona stellata parta un preventivo e sonoro “Vaffa…”?
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