Attualità
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16/11/2011 21:39

Ciufciuf. I tagli alla ferrovia. E intanto il treno se ne va

Dal 12 dicembre non ci saranno treni letto in Italia

di Michele Fronterrè

Tagli alle ferrovie
Tagli alle ferrovie

La storia qui appresso storia d’ impresa è. Storia di treni. Prima della rivoluzione industriale, le grandi civiltà nascevano attorno a grandi corsi d’acqua. Grazie al controllo dei mari. Dalla rivoluzione industriale in poi, il successo di un paese si è correlato all’estensione ed alla efficienza delle sue strade ferrate. I trasporti sono stati e sono il principale strumento di sviluppo e modernizzazione. Non è un caso,  la Germania la locomotiva d’Europa è.

Oggi viviamo un’epoca post-industriale in cui il destino dello sviluppo del capitalismo è affidato agli umori delle tre parche del capitalismo: finanza, marketing e just-in-time.

 Le strade ferrate non sono più da intendersi semplicemente come le vie che permettono alle cose prodotte di raggiungere più velocemente i mercati, ma fanno parte di un sistema più complesso di interconnessioni tra trasporti, logistica e commercio. Pensate alle moderne stazioni che non sono più solo un luogo in cui si arriva o da cui si parte,  ma veri e propri centri di aggregazione in cui si vende, si mangia, si trascorre del tempo. Pensate all’importanza di ridisegnare il trasporto ferroviario, storicamente il più antico dell’era industriale, alla luce del mutato quadro geopolitico. E quindi, ad esempio, alla necessità di rendere gli stati Europei interconnessi tra loro per migliorare la distribuzione delle merci che la globalizzazione vuole prodotte altrove e che arrivano negli hub portuali (Gioia Tauro, Rotterdam). Pensate a come è cambiato oggi il trasporto aereo nazionale, ovunque, ma in particolare in Italia, dove l’avvento delle compagnie low cost da una parte, e dell’Alta velocità dall’altra, hanno reso alternativo viaggiare da Roma a Milano in aereo o in Treno.

 

Per affrontare le sfide della modernità,  è auspicabile che il mercato e le regole dello Stato siano tali per cui, in ogni settore dei trasporti, il modello organizzativo tuteli l’interesse del cittadino all’interno di uno scenario in cui c’è sempre una rete su cui ci si muove,  intimamente legata al territorio, e dei vettori che su quella rete realizzano un servizio: movimentare merci e persone.

 

Ecco la storia di Giuseppe Arena che con Arenaways stava finalmente introducendo della concorrenza nel trasporto ferroviario, in Italia affidato al monopolio di Trenitalia che controlla sia la rete che i vettori persone e merci,  è una storia positiva che però non ha avuto un happy end.

 Arenaways è in procedura concorsuale. L’ ambizioso progetto del suo fondatore, il messinese Giuseppe Arena, di creare una concorrenza nel sistema italiano dei trasporti su strada ferrata,  attivando una linea di trasporto passeggeri per soddisfare le esigenze dei pendolari che si muovevano sul triangolo Torino-Alessandria-Milano, si è infranto per via dell’inerzia di questo paese al cambiamento. I gattopardismi nostrani, questa volta, si sono mostrati sotto le spoglie di un ufficio governativo, sino a poco tempo fa ignoto ai più: l’Ursf. Questo ufficio, frutto della fantasia burocratica di questo paese, che evoca enti e personaggi fantozziani, ha imposto il divieto di fermate intermedie. Un ostacolo insormontabile per Arenaways che puntava a offrire un servizio alternativo a Trenitalia ai tanti pendolari di quelle tratte.

 

Noi siciliani sappiamo bene cosa vuol dire svecchiare le ferrovie. E l’auspicio è quello che altri Giuseppe Arena, altri siciliani si battano con la loro storia e la loro capacità imprenditoriale per muoversi in questa direzione. Pensate alla linea Catania – Gela,  tratto buono solo per far scrivere ai vari giornalisti-scrittori come Rumiz i loro itinerari suggestivi sulla Sicilia. Materia lirica e buona per finire tra le rotative quando invece noi siciliani di rotaie abbiamo bisogno. Rotaie  su cui si possono muovere le nostre prelibatezze e sulle quali possono essere movimentati i turisti cui dobbiamo far conoscere il nostro saper stare al mondo. Fargli fare esperienza di Sicilia, enogastronomica, culturale. 

Un pomodoro di Pachino, potesse parlare al suo padre contadino che lo cura ed accudisce fino a quando maggiorenne lascia la sua piantina ai Bufali emigrando verso i mercati generali del Nord, urlerebbe la rabbia dell’emigrante che  impiega quasi lo stesso tempo che impiegava  negli anni 70 per muoversi.

 

Ci auguriamo che il Presidente Monti e il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera che sono persone di impresa e di studi sappiano partire anche di qua. Sappiano essere due bravi capi stazione. Ciuf ciuf.