di Redazione
Trentadue. Tanti sono gli anni di Co.Farm. Azienda di distribuzione intermedia del farmaco di proprietà di farmacisti.
Essa opera a Ragusa e Siracusa ha circa sessanta soci e trenta dipendenti insiste in un area della zona industriale di Ragusa di circa 12.000 mq con un magazzino di 5000 mq. E’ un’azienda che ha consentito ai soci soprattutto alle piccole farmacie di sopravvivere ai ritardi cronici dei pagamenti (costatante del meridione d’Italia) da parte di regione e ASL. E’ una srl che da sempre si è comportata come una cooperativa offrendo una vasta gamma di servizi ai soci e non solo la migliore scontistica possibile per esempio i corsi ECM obbligatori per le professioni sanitarie, trattative con le banche del territorio per abbassare il costo del denaro, gestione degli scaduti, contributi per la tariffazione delle ricette, piccola assistenza sia legale che amministrativa.
Da un decennio ne è presidente il dott. Bartolo Noto titolare di farmacia a Comiso da sempre estremo difensore dell’ attività associativa.
Purtroppo spiega il Dott. Noto da qualche anno i margini delle farmacie e quindi di Co.Farm. vanno sempre a diminuire, ultimo colpo in ordine di tempo la perdita da parte del canale farmacia dei farmaci PHT (farmaci costosi inerenti grosse patologie e tutte le nuove insuline). “Questa scelta regionale ha causato la perdita di quei pochi punti di margine che andavano alle farmacie che tra l’altro li stavano distribuendo in nome e per conto. Questo tipo di distribuzione inventata proprio a Ragusa diventata, in seguito legge dello Stato e applicata in tutta Italia, gestita benissimo in provincia di Ragusa ha consentito un risparmio notevole da parte dell’ ASL”, dice il dottor Noto.
“Da qualche mese in nome di un presunto risparmio infatti secondo me la logistica e il nuovo personale occorrente sicuramente costeranno di più della distribuzione in nome e per conto fatta dalle farmacie private e con in più il disagio da parte degli utenti spesso persone anziane che trovano questi farmaci di cui hanno bisogno solo in ospedale e strutture territoriali. Praticamente gli abitanti di quei paesi che non hanno ospedale e in provincia di Ragusa ce ne sono diversi per esempio Giarratana, Monterosso, Acate, Santa Croce Camerina e Chiaramonte, tutte le frazioni rurali sono costrette a recarsi con mezzi di fortuna o auto propria nei centri più grossi pur avendo almeno una farmacia privata nel proprio paese. Inoltre e secondo me questo è altrettanto grave, ciò è avvenuto dall’ oggi al domani, per il capriccio non so di chi, di un assessore, dell’ intera giunta, del governo regionale non si è consentito un regime di transizione per fa si che Co.Farm. e le farmacie private potessero smaltire le scorte. Il danno è di diverse centinaia di migliaia di euro e in tempi in cui l’italiano non arriva alla quarta settimana fare scadere e quindi poi distruggere questi medicinali è aberrante, questi accadimenti e la imminente decisione della corte di giustizia europea sull’ ingresso dei grossi capitali nella proprietà di farmacie, scardinando quello che è stato fino ad ora il sistema farmacia in Italia, potrebbero offrire grandi opportunità alle multinazionali della distribuzione così come avvenuto in altri paesi europei, creandosi veri e propri cartelli monopolistici consentendo l’acquisto di stock di farmacie. A questo nuovo scenario possiamo solo sopravvivere aderendo alla rete di farmacie che Federfarma.CO sta creando a livello nazionale. Infatti fanno parte di Federfarma.CO circa 40 cooperative di farmacie con 11.500 farmacie socie su un totale di 16.000.
Solo così potremmo evitare di finire come in Norvegia dove l’80% delle farmacie sono già in mano alle multinazionali prospettiva questa che secondo me comporterebbe la mortificazione del nostro lavoro e del servizio che le farmacie sempre offrono agli utenti italiani snaturando la funzione sociale del farmacista e facendo diventare i servizi di prossimità per i cittadini un investimento finanziario fatto da grossi network esteri, dobbiamo difendere questa professione che oggi già comincia a confrontarsi con un mercato che tende di mercificare tutto”.
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