Esteri
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03/06/2026 11:03

Concorso Ue Epso Ad5 2026, gli italiani sono il 45% dei candidati

Europeismo o disperazione? Raccolte mille firme per chiedere al governo il riconoscimento di una emergenza nazionale

di Chiara Spadafora

A febbraio, l’ufficio di selezione del personale per le istituzioni dell’Unione Europea (EPSO – Euroean Personal Selection Office) ha bandito un concorso per assumere 1490 nuovi funzionari, offrendo stipendi superiori a 5 mila euro al mese e senza richiedere nessuna esperienza lavorativa nè imporre limiti di età – sufficiente il godimento dei diritti politico-civili europei, la conoscenza di almeno due lingue e un titolo di laurea.

 

Un miraggio che ha riscosso l’interesse di 175 mila candidati europei, che quest’estate si prepara allo svolgimento dei test previsti in autunno – un processo di selezione competitivo, che prevede di scartare più del 99% dei concorrenti, di cui quasi il 10% lavora già all’interno delle istituzioni europee. Riscontrato, forse a causa dell’algoritmo, un nuovo trend: il pool di candidati è otto volte superiore a quello dell’ultimo concorso di questo genere, svoltosi nei 2019, ma il dato più sorprendente è un altro: nonostante la popolazione italiana costituisca meno del 15% di quella europea, quasi la metà dei candidati sono italiani e costituiscono oltre l’1 per mille della popolazione nazionale.

 

Lia Pacelli, ricercatrice presso l’università di Torino ha spiegato al Tg che questi numeri parlano di un malessere dei giovani istruiti nel paese, mentre Stefania de Michele per Euronews sostiene che l’Europa resti “l’unico approdo possibile per chi non vuole smettere di sognare in grande”. Secondo il giovane toscano Matteo Brizzi, già funzionario per la Commissione Europea, questo dato non è da attribuire esclusivamente all’europeismo degli italiani quanto soprattutto ad un problema strutturale del nostro mercato del lavoro e la proposta  da lui promossa è quella di una petizione attualmente indirizzata alla presidente del consiglio Giorgia Meloni, alla ministra del lavoro Marina Elvira Calderone e alla ministra dell’università e della ricerca Anna Maria Bernini, richiedente il riconoscimento di una emergenza nazionale, l’impegno al superamento dei tirocini gratuiti e l’introduzione di tirocini retribuiti presso i ministeri ed il Parlamento italiano, su modello delle istituzioni europee.

Ad oggi, superate le mille adesioni a favore dell’iniziativa.