Giudiziaria
|
11/02/2026 19:57

Condanna definitiva per l’ex deputato Giambattista Coltraro, notaio

Ridotta la pena rispetto al primo grado per intervenuta prescrizione di alcuni reati

di Redazione

Siracusa – È passata in giudicato la condanna a 3 anni e 3 mesi a carico dell’ex parlamentare regionale Giambattista Coltraro, notaio. La Corte di Cassazione ha, di fatto, confermato la pena inflitta dalla seconda sezione penale della Corte d’appello di Catania che ha riconosciuto la responsabilità di Coltraro per falso in atto pubblico nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Terre emerse”, coordinata dalla Procura di Siracusa, che risale alla fine del 2015.

In primo grado, il Tribunale aretuseo lo aveva condannato a 6 anni e 5 mesi di reclusione, pena riformata in secondo grado perché alcuni reati sono stati prescritti. L’ex parlamentare regionale dovrà risarcire le parti civili, fra le quali il comune di Carlentini.

Secondo la tesi della Procura, il carlentinese Antonino Carcione si sarebbe avvalso di atti pubblici falsificati tra il 2011 ed il 2014 e anche di intimidazioni e danneggiamenti, per acquisire la disponibilità di oltre 2mila ettari di terreni appartenenti ad ignari proprietari, riuscendo, in questo modo, a ottenere dall’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, finanziamenti pubblici per oltre 200mila euro.

Coltraro avrebbe attestato, con atti notarili da lui redatti, false compravendite di terreni.

La vicenda, nota col nome di “Terre emerse” coniato dagli inquirenti, venne alla luce nel 2015 in seguito a un’inchiesta giornalistica di Massimo Scuderi (prima con L’indiscreto e poi con Le Iene) e quindi all’indagine giudiziaria condotta dai carabinieri di Augusta e dalla Procura di Siracusa che scoprirono l’attività di un presunto gruppo criminale, finalizzata all’appropriazione di terreni sparsi principalmente nel territorio di Carlentini. Secondo gli investigatori il gruppo, grazie agli atti pubblici falsi, rogati dal notaio Coltraro fra il 2011 e il 2014, avrebbe acquisito la disponibilità di oltre 2mila ettari di terreni del valore di alcuni milioni di euro, persino ad insaputa degli ignari e legittimi proprietari. All’appropriazione fraudolenta dei terreni sarebbero seguiti finanziamenti pubblici per più di 200mila euro ottenuti – secondo gli inquirenti – con la complicità di ispettori dell’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura.