Giudiziaria
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12/03/2026 17:20

Condannata pizzeria che esponeva una gigantografia di Totò

Dovrà pagare 8 mila euro agli eredi del principe Antonio De Curtis

di Redazione

Milano – Non si può utilizzare l’immagine di Totò per attività commerciali senza il consenso degli eredi, ma semmai solo per operazioni non a scopo di lucro. Il Tribunale di Milano ha fissato i paletti per lo sfruttamento dell’immagine del leggendario attore napoletano accogliendo il ricorso dei nipoti, figli di Liliana De Curtis, contro un ristorante-pizzeria meneghino che esponeva al suo interno una gigantografia di Totò. Dopo la rimozione ora è arrivata la sentenza definitiva che ha condannato i proprietari dell’attività commerciale a risarcire i nipoti di Totò con circa 8 mila euro tra uso illegittimo dell’immagine e spese legali.

Una sentenza destinata a fare scuola in Italia, vista l’enorme diffusione dell’immagine di Totò nelle situazioni più svariate. I titolari del locale, peraltro, avevano diffuso anche sul web e nei canali social la grande fotografia, esposta su una parete intera del locale. La figlia di Totò, Liliana, morta nel giugno del 2022, ha sottoscritto con alcune società alcuni contratti in esclusiva per lo sfruttamento dell’immagine del grande attore partenopeo. Per questo i suoi figli avevano chiesto al Tribunale milanese, oltre alla rimozione della gigantografia, anche il risarcimento dei danni, per dare un segnale a chiunque voglia utilizzare l’immagine di Totò senza il loro consenso, essendo diventati eredi unici dopo la morte della madre.

 

Milano, condannata pizzeria che esponeva una gigantografia di Totò: dovrà pagare 8 mila euro agli eredi del principe Antonio De Curtis
La celebre scena del film «Totò, Peppino e la malafemmina» girata in piazza Duomo a Milano

Stando al resoconto processuale, il comportamento illecito della pizzeria milanese avrebbe avuto inizio nel 2016 e sarebbe terminato a gennaio del 2025, quando poi la fotografia era stata rimossa, dopo una diffida del mese precedente. I giudici Giani, Tota e Ventriglia del Tribunale ordinario di Milano, sezione imprese, nella sentenza pubblicata nei giorni scorsi hanno chiarito anche il quadro generale della loro decisione sullo sfruttamento dell’immagine di Totò, sottolineando che il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il suo consenso, e dopo la morte dell’autore o del destinatario occorre il consenso degli eredi «fino alla quarta generazione».

La divulgazione dell’immagine altrui senza il consenso dell’interessato, si legge in sentenza, «è lecita solo ove la riproduzione sia collegata a manifestazioni pubbliche (o anche private, ma di rilevanza sociale) salvo che da tale evento derivi pregiudizio all’onore o al decoro della persona ritratta, a condizione che l’immagine non sia sfruttata per ragioni commerciali». L’illecito utilizzo della immagine altrui, invece, si configura quando la sua divulgazione non trovi ragione in finalità di informazione, ma nello sfruttamento commerciale o pubblicitario, senza il consenso della persona stesa o dei suoi eredi. E nel caso della società milanese – che non aveva mai avuto il consenso degli eredi – per i giudici: «non vi è dubbio, dunque, che l’esposizione delle immagini di Totò, l’insegna con simboli evocativi dell’attore, la pubblicizzazione del locale sulle piattaforme (Tripadvisor, Facebook) accompagnata dai segni evocativi dell’attore, hanno finalità promozionale e pubblicitaria, che esclude l’esenzione di responsabilità». Niente consenso, niente Totò.