La pena è già diminuita per effetto della scelta del rito abbreviato
di Redazione
Modica – Dieci anni di carcere. Sono quelli cui il Tribunale di Modica ha condannato Anis Khalifa, il 22enne tunisino resosi responsabile, la notte del 18 marzo scorso, dello stupro ai danni di una dottoressa in servizio alla Guardia Medica di Scicli.
Il giovane entrò di forza all’interno dei locali di corso Mazzini, e sotto la minaccia di un coltello, costrinse la donna ad avere rapporti sessuali con lui. Un fatto di cronaca che scosse l’opinione pubblica nazionale provocando anche tensioni nei rapporti tra sciclitani e comunità extracomunitaria. Il caso fu risolto dai carabinieri in pochi giorni, grazie anche alla collaborazione dei connazionali di Anis, che seppero fornire indicazioni utili agli inquirenti. La comunità tunisina partecipò anche alla fiaccolata contro ogni forma di violenza organizzata dal Comune. Il tunisino fu bloccato in Francia, a Tolone, in una camera d’albergo, mentre attendeva di imbarcarsi alla volta della Tunisia. Il Gup Patricia Di Marco oggi ha accolto la richiesta del procuratore Francesco Puleio, condannando l’uomo alla pena di dieci anni di reclusione, già diminuita per effetto della scelta del rito abbreviato.
I reati di cui ha dovuto rispondere sono violenza sessuale aggravata, rapina aggravata, lesioni personali aggravate, porto illegale di oggetti atti ad offendere aggravato e violazione di domicilio aggravata. Si erano costituiti in giudizio, quali parti civili, la vittima e l’Ordine dei medici di Ragusa.
L’incidente probatorio chiesto dalla Procura aveva evidenziato che il Dna dell’imputato era lo stesso delle tracce organiche raccolte dai Carabinieri sul luogo della violenza e sulla vittima. Il sogno di sfuggire alla cattura imbarcandosi dal porto di Tolone in Francia, alla volta della Tunisia si era infranto cinque giorno dopo lo stupro, la sera del 23 marzo, in un albergo in cui l’uomo si trovava in compagnia di un congiunto. La foto del giovane fu riconosciuta dalla vittima, e da qui l’arresto, grazie alla collaborazione sinergica dei carabinieri coordinati dal comandante Alessandro Loddo e la gendarmeria francese. L’esame del Dna, nelle settimane successive, diede conferma agli inquirenti. Anis viene descritto dai tunisini che lo hanno frequentato a Scicli come un ragazzo solitario. Decisiva è stata la collaborazione della comunità islamica nel tracciare gli spostamenti del tunisino nel suolo italiano e poi il tentativo di fuga da Tolone, spiegò il Procuratore Puleio al momento dell’arresto. Il giovane viveva in centro, lavorava saltuariamente nelle serre, aveva avuto il permesso di soggiorno ma non gli era stato rinnovato. Interrogato sui fatti, l’indagato aveva ritenuto di avvalersi della facoltà di non rispondere. La lama di un coltello puntata dritto al collo. Non voleva una ricetta, ma sesso, Anis. Alle tre del mattino aveva spalancato la porta della Guardia Medica di Scicli costringendo in un angolo la donna che prestata servizio come medico di guardia. Una violenta colluttazione, calci, pugni, il tentativo di sottrarsi del medico alla furia ormonale dell’uomo, alla fine la forza persuasiva della lama affilata del coltello aveva permesso al giovane di abusare di lei. Dopo avere soddisfatto gli istinti più bassi, aveva continuato a picchiare selvaggiamente la donna, le aveva derubato duecento euro dal portafoglio, ed era scappato.
Ora la condanna a dieci anni.
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