Economia
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20/12/2008 14:51

Confeserfidi presto intermediario vigilato

di Redazione

Chiesto un incontro alla Banca d’Italia  per presentare l’istanza di iscrizione all’elenco speciale di cui all’art.107 del testo unico bancario.

 

Nel panorama nazionale dei confidi crescono le credenziali della Confeserfidi Sicilia che si pone nel  segmento di eccellenza del  sistema  creditizio italiano.

Tra breve il consorzio di garanzia Fidi  avrà un incontro con la Banca di Italia per chiedere l’iscrizione all’articolo 107 che consente di avere più forza e prestigio divenendo di fatto un intermediario finanziario.

Un risultato prodotto da un lavoro certosino e di qualità,  svolto nel corso degli anni  e che ha posto in  primo piano le aziende che investono e si sviluppano nell’intero territorio siciliano.

 

Segnatamente, l’iscrizione nell’elenco speciale,  rappresenta  un atto importante per Confeserfidi e per tutte le imprese associate.

Banca d’Italia, in sede di analisi della richiesta di iscrizione, valuterà con attenzione il piano strategico ed industriale di Confeserfidi ed in particolare, inoltre, l’adeguatezza patrimoniale, la valutazione dell’organizzazione,  l’adeguatezza dei sistemi informatici ed il sistema contabile.

Tutti  elementi che devono rispondere alle disposizioni della Vigilanza finalizzati alla sana e prudente gestione dell’intermediario finanziario.

Oggi  Confeserfidi  è riconosciuta  come  una forte e solida organizzazione e raggiunto un grado di patrimonializzazione in linea con quanto previsto dalle norme di vigilanza. 

 

“I Confidi – spiega il presidente  di Confeserfidi, Bartolo Mililli,-  con l’iscrizione all’art. 107, tra le altre cose,  sono legittimati a garantire crediti dell’erario senza limitazioni o particolari ulteriori presupposti rispetto all’iscrizione a uno degli elenchi degli intermediari finanziari tenuti dalla Banca d’Italia.  Prima della Finanziaria 2008,  i Confidi potevano già garantire per i rimborsi Iva. Erano, però, previste specifiche limitazioni, fissate nel dettaglio dal regolamento contenuto nel decreto ministeriale 366/1999. Si trattava di particolari requisiti patrimoniali, che potessero garantire, almeno in astratto una adeguata solvibilità.
È evidente che con la nuova previsione normativa, il legislatore, tenuto conto degli sviluppi della disciplina dei consorzi di garanzia collettiva dei fidi, ha ritenuto che questi possano ormai garantire  una sufficiente affidabilità e solvibilità per tutelare l’interesse pubblico alla riscossione tributaria.

 

I Confidi-prosegue Mililli- vanno assumendo sempre più importanza nel sistema economico finanziario nazionale,  in quanto rappresentano sempre di più l’anello fra le banche e la piccola e media impresa. E’ infatti grazie ai consorzi fidi che le piccole e medie imprese riescono ad accedere al credito a condizioni vantaggiose. Molti Confidi,  in  ambito nazionale  assumono dimensioni sempre più importanti e volumi sempre più ampi di credito tanto da dover essere iscritti all’articolo 107 del regolamento degli intermediari vigilati da Banca d’Italia.

Si configura quindi, in questo particolare momento di profonda crisi globale, un vero e proprio salto di qualità per i Confidi che, da associazioni, si trasformeranno in istituzioni creditizie vere e proprie”.