Dibattito sul cooperativismo
di Lettera firmata
Ragusa – L’analisi, le considerazioni e l’accorato appello dell’Onorevole Aiello, in merito alla crisi della Cooperativa Rinascita, non ci lasciano insensibili, ma anzi, ancora una volta, nella loro pertinenza, servono a ricondurre la discussione nell’alveo, corretto e assolutamente condivisibile, della ricerca del dialogo tra produttori, cooperatori, organizzazioni professionali e cooperative, con l’unico scopo di trovare nello strumento associazionistico la soluzione per affrontare e superare la crisi della nostra agricoltura.
Apprezzo il tono ed il messaggio positivo, della parte finale, quando si parla della possibilità di margini di recupero di una organizzazione cooperativa come la Rinascita che è stata modello da copiare della cooperazione nazionale ed internazionale, esempio di capacità organizzativa nel campo della commercializzazione e dei servizi ai produttori associati, nonché punto di riferimento commerciale, a sostegno del reddito del produttore agricolo, nella vendita e nel contenimento dei costi di produzione di tutta l’agricoltura della fascia trasformata.
Certo, negli ultimi anni, complice la crisi e le trasformazioni dei processi economici e sociali, complice l’incapacità del gruppo dirigente di saper leggere ed interpretare i grandi cambiamenti sociali( globalizzazione, internet), si è esaurita quella spinta propulsiva e innovativa, che aveva contraddistinto questa organizzazione negli anni che vanno dal 60 al 2000.
Anni in cui la serricoltura ha rappresentato, forse senza saperlo, il migliore ammortizzatore sociale a costo zero per lo stato, mai esistito, dove i giovani non potevano andare via, perché non ne avevano motivo e perché l’azienda del genitore non poteva essere abbandonata in quanto risorsa finanziaria, occupazionale e sociale indispensabile e perché quell’azienda e quel lavoro rappresentavano un momento di riscatto sociale, motivo di orgoglio di tutto un territorio.
Questa condizione, minata dalle trasformazioni sociali e politiche in atto in tutto il mondo, culminata con il fenomeno della globalizzazione, non ha avuto l’evoluzione necessaria ad affrontare momenti di grande trasformazione come quelli che abbiamo vissuto. La società del consumismo esagerato ha determinato un aumento delle esigenze personali e condizioni di vita, in molti casi insostenibili dalle risorse finanziarie ottenute con il lavoro.
In questo contesto l’agricoltura e gli imprenditori agricoli Ragusani, sia del settore ortofrutticolo che zootecnico, qualche errore di presunzione, legato alla situazione di agio raggiunta fino agli anni 90, lo hanno commesso, rifugiandosi spesso in un individualismo esasperato, in un rifiuto ad accettare qualsiasi forma di alleanza se non per condizioni di favore momentanee e quasi mai proiettate in progetti di lungo respiro, favorendo tra l’altro una ricercata autonomia che si è ben presto trasformata in isolamento.
All’interno della cooperazione, soprattutto in quella Vittoriese, ma anche lungo la fascia trasformata, in altre realtà altrettanto vitali, il principio della autonomia da tutti coloro i quali potevano minare lo status organizzativo raggiunto, è stato ancora più dannoso, con effetti devastanti soprattutto sulle cooperative agricole. L’adeguamento, la formazione ed il ricambio dei gruppi dirigenti e delle politiche di servizio e di commercializzazione, è stato più volte affrontato e più volte, aimè, è prevalsa quella che l’Onorevole Aiello chiama, a ragione, la gestione personalistica e solitaria, che davvero rinsecchisce la democrazia partecipativa dei produttori al governo delle cooperative e conduce verso la dissoluzione delle stesse.
Se nel giugno 2005, il C.D.A. della Rinascita avesse accettato il processo di riorganizzazione proposto da Legacoop Nazionale, che prevedeva la fusione tra la Cooperativa Risorgimento di Scicli e la Rinascita stessa, seguiti nel processo di innovazione da un partner cooperativo nazionale come l’Apofruit, oggi il movimento cooperativo Ragusano si troverebbe sicuramente in una situazione diversa da quella attuale.
Dal punto di vista dei servizi di assistenza tecnica, di fornitura dei mezzi tecnici, di produzione di piantine e con un progetto di commercializzazione capace di interloquire, alla pari con la così detta grande distribuzione organizzata.
La forza occupazionale delle due cooperative da 80 unità passava, per effetto della mobilità, a 51, il patrimonio netto veniva incrementato con il capitale del socio sovventore Coopfond, sarebbero state previste e investite somme ingenti per la formazione del personale e degli imprenditori soci, sarebbero stati fatti investimenti, così come oggi lo sta facendo Apofruit a Donnalucata, per il rinnovamento strutturale delle serre dei soci con contributi a fondo perduto.
Il sottoscritto per aver preso posizione a favore di quel progetto si attirò addosso le ire dell’attuale presidente di Rinascita che mi considerò pubblicamente inadeguato al ruolo che rivestivo.
Nonostante ciò la Lega delle Cooperative nelle sue diverse articolazioni di Ragusa, di Palermo e Nazionale, in questi anni ha lavorato per dare sostegno e progettualità alle politiche di sviluppo e crescita di Rinascita (L’Aop Ortofrutta di Sicilia ne è testimonianza), ma non per questo avrebbe potuto, per il suo ruolo di rappresentanza, tutela e promozione, sostituirsi al gruppo dirigente della cooperativa, che si assume le proprie responsabilità per l’attività che intraprende e per i risultati che ottiene, tenendo conto responsabilmente che la cooperativa è una società di persone dove tutti gli incarichi sono Pro-Tempore e che ogni atto compiuto nella qualità, è compiuto in nome e per conto di tanta gente che in buona fede ha assegnato una delega, riponendo la propria fiducia in qualcuno che poi deve dimostrare di meritarsela.
La Lega delle Cooperative, in tutta questa vicenda della Rinascita, si è assunta le sue responsabilità, ha esercitato il suo ruolo con la ricerca del dialogo e della mediazione tra soci consenzienti e con gli oppositori, tentando con discrezione ed in silenzio di trovare soluzioni tendenti alla continuità aziendale, utilizzando gli strumenti che la legge le mette a disposizione( attività di vigilanza), non perdendo mai di vista gli aspetti sociali, occupazionali e gestionali, tenendo conto che oggi il bene principale è la salvaguardia del patrimonio e quindi della struttura organizzativa che se preservata può tranquillamente ripartire in un processo di rilancio e sviluppo dell’agricoltura Vittoriese.
Credo che il messaggio lanciato dall’Onorevole Aiello, vada nella giusta direzione di ricerca di soluzioni organizzative e di continuità non solo della Cooperativa Rinascita, ma anche di una riorganizzazione commerciale e gestionale di un sistema imprenditoriale a cui bisogna dare aiuto, applicando il principio utilizzato nella cooperazione dell’auto-aiuto. Fatto ciò e ad eliminazione avvenuta di pregiudizi e riserve mentali, che esistono ancora, nel nostro territorio tra imprese, imprenditori, cooperative e organizzazioni di produttori, dobbiamo mettere insieme le esperienze singole ed associate, nel rispetto delle autonomie di ogni singolo soggetto e creare una o più infrastrutture immateriali (Associazioni di Organizzazioni di Produttori A.O.P.), capaci di programmare le produzioni, adeguare la produzione alla domanda, concentrare l’offerta, garantire la commercializzazione dei prodotti con metodi e sistemi moderni e assicurare alla produzione ed alle strutture di servizio i benefici previsti dai regolamenti comunitari ( OCM) a favore dell’agricoltura. In questo contesto, con la politica che deve tornare a fare il suo mestiere, la Lega delle cooperative di Ragusa è pronta e contenta di dare il suo contributo, assumendosi le proprie responsabilità, così come lo ha fatto nel passato, per la Cooperativa Rinascita, per la cooperazione e per tutto il territorio Ragusano.
Ragusa 19 gennaio 2011
Legacoop Ragusa
Pino Occhipinti
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