di Redazione
Ragusa – Gli accordi tra Corfilac (Consorzio di ricerca per la filiera lattiero-casearia) e sindacati sulla stabilizzazione dei 28 precari, alcuni con dieci anni di servizio alle spalle, erano chiari. L’intesa prevedeva che, nel triennio 2008-2010, 18 lavoratori sarebbero stati stabilizzati lo scorso anno, cinque nel 2009 ed altrettanti nel 2010, sulla scorta di quanto previsto dalla legge n. 368/01, che riserva questo beneficio a coloro che hanno più di otto anni di servizio all’attivo.
Ma i vertici del Corfilac hanno seguito un’altra strada, facendo invece riferimento ad una direttiva del ministero della Funzione pubblica, con il concorso per il 50% per cento dei 36 posti disponibili. La scelta adottata nonostante l’approvazione da parte dell’Ars, il 18 dicembre 2008, della legge n. 25, che prevedeva la proroga di tutti i rapporti fino al 31 marzo 2009, compresi quelli del Consorzio che scadevano il 27 dicembre dello scorso anno. Una misura imposta dalla normativa nazionale che aveva costretto il presidente della Regione Raffaele Lombardo, l’assessore all’Agricoltura Giovanni La via ed il direttore del Dipartimento interventi infrastrutturali dell’assessorato, Dario Caltabellotta, ad emanare delle direttive che vietavano concorsi, assunzioni a termine e stabilizzazioni anche nella ricerca.
La scelta del Consorzio di ricerca per la filiera lattiero-casearia ha di conseguenza lasciato fuori undici lavoratori, in quanto sui 18 da stabilizzare due (uno si è poi dimesso) sono stati ritenuti inidonei. Quest’ultimo aspetto, controverso secondo i diversi punti di vista di Corfilac e sindacato, è tuttavia marginale rispetto alle dieci unità che dovevano essere stabilizzate quest’anno e nel 2010, che di fatto sono state licenziate.
I lavoratori tagliati fuori hanno infatti deciso di ricorrere alla magistratura ordinaria. Mentre il segretario provinciale della Fai-Cisl Giovanni Fracanzino si chiede polemicamente «come mai al Comune di Ragusa si è potuto stabilizzare ed al Consorzio, di cui fa parte il Comune capoluogo, invece no. Il Corfilac – aggiunge – riceve dalla Regione tre milioni l’anno, senza mai rendere conto di come gestisce queste somme».
Giuseppe Calabrese
Gazzettadelsud
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