Lettere in redazione
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12/12/2025 13:39

Corso Umberto I a Modica, la percezione della qualità è indebolita. Serve un piano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Lettera firmata

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Modica – Passeggiare oggi lungo il Corso Umberto, il cuore storico e commerciale di Modica, significa attraversare un luogo che non riesce più a raccontare se stesso come un tempo. Un luogo che, pur mantenendo intatta la sua bellezza architettonica, appare sempre più svuotato di attenzione, di cura e di visione. Non serve puntare il dito contro qualcuno in particolare: basta osservare, con onestà, ciò che il Corso è diventato negli ultimi anni.

È sufficiente soffermarsi pochi minuti per notare come la presenza di stand e camioncini, nei fine settimana e nei giorni festivi, finisca per alterare l’aspetto estetico della via principale, mentre in alcune abitazioni i panni stesi, talvolta anche biancheria intima, svolazzano sulla strada, contribuendo a un’immagine complessiva che meriterebbe maggiore attenzione.

Il risultato è una sovrapposizione caotica di elementi che nulla hanno a che vedere con l’armonia urbana del centro storico, né con l’immagine che una città come Modica, Patrimonio dell’UNESCO, dovrebbe offrire a chi la vive quotidianamente e a chi la visita per la prima volta.

È altrettanto vero che le abitudini delle nuove generazioni sono profondamente cambiate, e il Corso Umberto, così come lo ricordavamo, non potrà più tornare. Ma proprio per questo, oggi più che mai, sarebbe necessario restituirgli una forma, una coerenza e una dignità capaci di accompagnare la città verso un futuro migliore.

Questa non è una protesta contro chi lavora onestamente: è un’analisi sul modo in cui regole non applicate, controlli sporadici e concessioni poco chiare possono trasformare il cuore di una città in uno spazio disordinato, quasi abbandonato.

L’impatto commerciale è evidente: negozi storici e non, che cercano di mantenere un’identità precisa e ordinata si ritrovano a convivere con scenari che ne indeboliscono la percezione di qualità, serietà e accoglienza. Anche l’esperienza dei cittadini ne risente, perché il decoro urbano è parte integrante della vivibilità quotidiana.

Basta guardare a città come Venezia o Roma, dove negli ultimi anni sono state introdotte normative più severe sulla presenza di stand e ambulanti in aree di alto valore storico, o restrizioni sul consumo di cibo in strada in aree tutelate, per comprendere come altre amministrazioni abbiano scelto di difendere i propri centri storici con interventi mirati, senza per questo penalizzare il lavoro di nessuno. L’obiettivo è sempre lo stesso: tutelare la bellezza, l’immagine e l’equilibrio degli spazi pubblici.

Il problema non è il singolo stand, né il singolo furgoncino: il problema è la totale assenza di un progetto coerente, di una linea amministrativa chiara, di un’attenzione costante verso ciò che rappresenta la porta d’ingresso della città.

Ed è proprio qui che si innesta un altro aspetto fondamentale: non sarà certo una festa organizzata una tantum, per portare per qualche ora più gente lungo il Corso, a risollevare le sorti di un luogo che necessita invece di un cambiamento culturale profondo. Alzare l’asticella e innalzare il livello culturale collettivo significa ritrovare un senso di decoro, di estetica, di rispetto per la storia e per le radici che ci appartengono.Il Corso Umberto dovrebbe essere il biglietto da visita di Modica, non un luogo dove tutto è lasciato al caso. È evidente che qualcosa debba cambiare.

Ed è proprio in questo contesto che spesso, sui social, si finisce per parlare male del Corso Umberto senza un’analisi approfondita, con giudizi affrettati e superficiali. Dovremmo invece avere tutti un po’ più rispetto dei nostri luoghi: sarebbe meglio, a volte, evitare di denigrare la propria città, soprattutto quando manca una reale comprensione del suo valore storico e culturale. Il Corso resta la culla della cultura modicana, il salotto elegante della città, un’eredità che merita protezione e consapevolezza, non disprezzo.

Con attenzione, regole chiare e la collaborazione di cittadini, commercianti e istituzioni, il Corso può ritrovare la sua eleganza e vitalità di un tempo, diventando ancora una volta un luogo di orgoglio per Modica e per chi la vive ogni giorno.

La domanda è: siamo in grado e, soprattutto, quando inizieremo a farlo?

Claudio Spoto