Reduce dalla Mostra del Cinema di Venezia.
di Redazione
Ragusa – Si è chiusa a Marina di Ragusa la 30ª edizione del Costaiblea Film Festival. Un trentennale che il direttore artistico Vito Zagarrio legge come un nuovo punto di partenza per una manifestazione che, dopo anni difficili e diversi spostamenti, sembra avere trovato nella formula settembrina e nelle location sul mare una nuova dimensione. «Mi accorgo di aver passato buona parte della mia vita con questo festival, che ho ideato, fondato, diretto, portato avanti con testardaggine quando tutti mi consigliavano di abbandonare. Il Costaiblea è passato negli anni da Scicli a Comiso, quindi a Ragusa città, attraversando edizioni invernali condizionate anche dai tempi dei finanziamenti ministeriali e inevitabilmente caratterizzate da un pubblico più di nicchia. Poi l’arrivo a Marina di Ragusa e quella che definisco la rinascita in queste ultime edizioni settembrine». A fare la differenza anche in questa speciale edizione celebrativa, curata dal punto di vista organizzativo da Federica Schembri, sono state le location: Piazza Torre, l’Arena Costaiblea a Villa Ottaviano e la Terrazza Costaiblea sul Lungomare Andrea Doria, tre schermi e tre luoghi che hanno contribuito a moltiplicare la presenza del cinema nel territorio.
La serata conclusiva ha avuto come protagonista Costanza Quatriglio, arrivata al Costaiblea direttamente da Venezia, dove era stata impegnata nella giuria alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Nel confronto con Zagarrio, la regista e documentarista ha ripercorso un cinema nel quale i confini tra documentario e finzione sono sempre più labili.
Da L’isola, il suo esordio che aveva portato alcuni critici a evocare la grande tradizione di Rossellini e Visconti, a Terramatta, Triangle e 87 ore, fino a La bambina che non voleva cantare, dedicato alla storia di Nada. Un percorso nel quale la realtà non viene semplicemente osservata, ma diventa materia cinematografica attraverso linguaggi differenti. Tra i temi centrali dell’incontro anche quello dell’archivio. Fotografie, filmati, documenti e materiali personali diventano per Quatriglio, ma anche per altri autori, strumenti attraverso i quali ricostruire il passato e trasformarlo in racconto. Un tema particolarmente presente anche nella programmazione del Costaiblea di quest’anno, dove diversi lavori hanno utilizzato materiali d’archivio e memorie personali. Ed è proprio l’archivio il cuore di Il cassetto segreto, il film proiettato al termine dell’incontro, nel quale la memoria familiare della regista si trasforma in un racconto capace di restituire anche la storia di un’epoca.
Foto di Roberta Ficili
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