Nella settimana compresa tra il 7 e il 13 settembre sono stati registrati 128 nuovi casi in Italia
di Redazione
Il Covid torna a far segnare una crescita dei contagi in Italia con l’arrivo dell’autunno, anche se il quadro epidemiologico resta lontano dai livelli dell’emergenza sanitaria degli anni della pandemia. Secondo gli ultimi dati della sorveglianza, nella settimana compresa tra il 7 e il 13 settembre sono stati registrati 128 nuovi casi in Italia, 74 dei quali in Lombardia, vale a dire più della metà del totale nazionale. Il dato segnala una ripresa della circolazione del virus proprio mentre in Europa tornano a crescere alcuni indicatori legati alle infezioni respiratorie. L’aumento dei contagi si inserisce in uno scenario nel quale SARS-CoV-2 continua a circolare e a evolversi. La situazione non viene però descritta dalle autorità sanitarie come una nuova emergenza: l’attenzione è concentrata soprattutto sul monitoraggio delle varianti e sull’andamento dei casi, mentre le caratteristiche cliniche delle infezioni restano generalmente simili a quelle osservate nelle ultime fasi della pandemia.
Le nuove varianti
La storia delle varianti è ormai entrata in una nuova fase. Dopo le prime grandi mutazioni che hanno caratterizzato la pandemia, da Alpha a Delta fino a Omicron, il virus ha continuato a evolversi attraverso una lunga serie di sottolignaggi. Molti di quelli attualmente monitorati derivano proprio dalla famiglia Omicron e, in particolare, dalla linea JN.1. Tra le varianti seguite dalle autorità sanitarie internazionali c’è XFG, classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità come variant under monitoring. L’OMS la ha inserita tra le varianti da seguire nel giugno 2025 e continua a monitorarne la diffusione. Anche l’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, mantiene XFG tra le varianti sotto monitoraggio. Nei dati disponibili a settembre 2026, l’agenzia europea segnala per XFG una presenza dominante tra le sequenze comunicate, senza evidenze di un aumento della gravità rispetto alle varianti precedenti. Anche NB.1.8.1 e BA.3.2 restano sotto osservazione. L’OMS, nel suo più recente aggiornamento epidemiologico disponibile, ha sottolineato che nessuna delle varianti attualmente sotto monitoraggio ha mostrato evidenze di un aumento del rischio per la salute pubblica. La sorveglianza resta comunque importante perché la circolazione del virus prosegue e le proporzioni delle diverse varianti possono cambiare nel tempo.
I sintomi
Dal punto di vista clinico, i sintomi delle forme attualmente circolanti non si discostano in maniera sostanziale da quelli osservati nelle precedenti fasi dominate da Omicron. Febbre, tosse, mal di gola, stanchezza e congestione nasale restano tra i disturbi più comuni. La presenza di sintomi respiratori, tuttavia, non permette da sola di stabilire se si tratti di Covid, influenza o di un’altra infezione virale. Con l’arrivo dell’autunno, infatti, diversi virus respiratori possono circolare contemporaneamente e la distinzione può richiedere un test.
La situazione in Francia
Un segnale della ripresa autunnale arriva anche dalla Francia. Nel bollettino pubblicato il 23 settembre, Santé publique France ha registrato nella settimana dal 14 al 20 settembre un aumento del 76% dei consulti per sospetto Covid-19 nella rete SOS Médecins. L’incremento riguardava tutte le fasce d’età, anche se i livelli risultavano inferiori a quelli osservati negli stessi periodi degli anni precedenti. Nello stesso periodo sono cresciuti anche diversi altri indicatori respiratori e infettivi, a conferma di un quadro stagionale più ampio e non riconducibile esclusivamente al coronavirus. Il dato francese mostra quindi come la ripresa delle infezioni respiratorie stia interessando più Paesi europei con l’avvicinarsi della stagione autunnale. Non si tratta però di un ritorno alle condizioni della pandemia: il monitoraggio oggi è soprattutto orientato a intercettare eventuali cambiamenti nella circolazione del virus e nelle caratteristiche delle varianti.
Figliuolo: «In futuro altre pandemie»
Sul tema della preparazione alle future emergenze sanitarie è intervenuto anche il generale Francesco Figliuolo, ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid. «Ci saranno in futuro altre pandemie, penso all’antimicrobico-resistenza, le zoonosi con i salti di specie», ha detto Figliuolo, sottolineando la necessità per Italia ed Europa di mantenere una maggiore autonomia nella disponibilità di dispositivi e farmaci. Secondo il generale, la pandemia ha mostrato i rischi legati alla dipendenza dalle catene produttive internazionali e all’aumento dei costi logistici. Per questo, ha sostenuto, a livello europeo sarebbe necessario trovare un equilibrio tra la disponibilità delle materie prime e la capacità dell’industria di riconvertirsi rapidamente in caso di nuove emergenze.
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