Esteri
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03/01/2026 09:14

Crans Montana, Chiara Costanzo, 16 anni è morta. Il papà chiamato per identificarla

Chiara Costanzo è finita nel locale per caso

di Redazione

Svizzera -«Ho appena ricevuto la telefonata che non dovrebbe mai arrivare a un padre. Un dolore sordo, indicibile: la mia amata Chiara non c’è più». A parlare con il Corriere della Sera è Andrea Costanzo, ex dirigente di un’industria farmaceutica e padre di Chiara Costanzo, 16 anni, milanese, una delle vittime dell’incendio scoppiato nella notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana. Andrea e la moglie sono in viaggio verso Sion. «Sto andando in auto da Crans-Montana a Sion con mia moglie. Lì le autorità ci hanno detto che c’è la task force svizzera, italiana e israeliana che lavora sul Dna dei corpi, per restituire ufficialmente un nome a chi l’ha perso. Stanno cercando di accelerare il più possibile i tempi delle analisi scientifiche, ma sarà ancora lunga».

«Malgrado il passare delle ore alimentasse una possibilità, sino all’ultimo abbiamo sperato che Chiara fosse tra i feriti ricoverati negli ospedali ma non ancora identificati – continua il padre della giovane -. Poi, senza preavviso, ti crolla il mondo addosso. Non sei mai pronto. Non lo puoi essere. È innaturale che un padre perda una figlia». La notte dell’incendio Chiara si trovava a Crans-Montana con la madre, nella casa di famiglia. «Avevano scelto Le Constellation per caso, in altri non c’era posto. È andata con amici che l’amavano molto anche per il suo senso dell’umorismo e dell’autoironia». Nulla, spiega Andrea Costanzo, faceva presagire un pericolo. «Quel locale non era una novità per la loro comitiva: c’erano già stati altre volte. E mia figlia non avrebbe mai accettato di andare in un posto poco sicuro. Mai. Lo dico con certezza perché era una ragazza con un alto senso di responsabilità».

Chiara era una studentessa del liceo scientifico Moreschi di Milano. «La più straordinaria che abbia mai calcato la Terra. Non lo dico perché non c’è più. Eccelleva in tutto ciò che faceva, sia a scuola sia nello sport. Era un’ottima ginnasta artistica, sciava in modo impeccabile, amava la natura e parlava inglese come una madrelingua. Aveva una curiosità pazzesca e una disciplina naturale, mai ostentata». Milano era il suo mondo quotidiano. «Milano era la sua quotidianità. Il liceo scientifico Moreschi era il suo mondo: lo studio, le amicizie, i docenti. Era una ragazza seria ma mai rigida, curiosa, capace di appassionarsi. Non studiava per dovere, ma per capire: aveva la media dell’otto e mezzo. Anche lì era amata. Non passava inosservata: lasciava sempre qualcosa di buono dietro di sé».

In famiglia Chiara era una presenza solida e luminosa. «Andava d’amore e d’accordo con i suoi tre fratelli e non ci ha mai dato un problema serio. C’erano le normali fasi adolescenziali, certo, con l’umore ballerino, ma mai nulla di preoccupante. Aveva la voglia di divertirsi come i ragazzi della sua età, sorrideva spesso. La nostra fiducia era piena. Era solare, ironica ed era piena di interessi e di valori». Valori che, racconta il padre, guidavano ogni sua scelta. «Aveva un’idea nitida di cosa volesse dire vivere in modo sano. Non le piacevano l’alcol, il fumo, figuriamoci le droghe. Il suo senso della giustizia era fortissimo. Se fosse possibile, eccedeva persino alle nostre aspettative».