Economia
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18/03/2009 00:35

Crisi agricola, le confederazioni scrivono al Prefetto

di Redazione

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A Sua Eccellenza

                                                      Dr. Carlo FANARA

                                                      Prefetto di Ragusa
Le scriventi Organizzazioni Professionali Agricole della provincia di Ragusa (CIA, COLDIRETTI e CONFAGRICOLTURA) intendono con la presente porre alla Sua attenzione la grave ed allarmante situazione di crisi che sta investendo l’agricoltura provinciale e quindi il 35% del tessuto imprenditoriale della nostra provincia con 10.069 imprese iscritte al Registro delle Imprese della Camera di Commercio ed un numero di addetti pari ad oltre 25.000 unità corrispondenti a 3.500.000 di giornate lavorate.

Per non contare poi dell’indotto che ne scaturisce in termini di attività industriali, artigianali e di servizi ( produzione di films di plastica, di concimi e fertilizzanti, elettromeccanica, ricambistica, trasporti, servizi alle aziende varie ).

Ragusa è il primo polo italiano per produzione lorda vendibile dell’agricoltura, con il 47% della produzione ortofrutticola e floricola sotto serra: si pensi che il 6% appena della popolazione ( quella della provincia di Ragusa ) siciliana produce più del 22% del reddito agricolo regionale.

La conseguenza è che circa la metà della produzione ortiva siciliana viene dalla provincia di Ragusa, che dalla viticoltura si ricava una eccellente produzione di uva da tavola ed una vinificazione di primissima qualità, forte anche dell ‘unica DOCG del Mezzogiorno d’Italia (il Cerasuolo di Vittoria), che dagli oliveti si produce un olio di straordinario valore (con una cultivar, autoctona di pregio, la “tonda iblea”) che ha meritato la DOP Monti Iblei.

La provincia di Ragusa vanta anche il 60% della produzione lattiero-casearia dell’isola, il 60% della produzione di polietilene e dei materiali plastici per l’agricoltura. Particolarmente rinomati sono gli allevamenti dei bovini da cui si ricava il latte di mucca utilizzato industrialmente nelle mozzarelle denominate “fiocchi di latte” e anche per la produzione del “Caciocavallo Ragusano”, a marchio “DOP”, conosciuto ed apprezzato in tutta Italia.

Ragusa inoltre è la prima in Italia per esportazioni di merci derivanti dall’agricoltura biologica.

In Provincia di Ragusa il settore orticolo è molto presente, in particolare nella zona di Vittoria, Comiso, Acate, Santa Croce Camerina, Scicli e Ispica ed è rappresentato da piccole e medie imprese agricole con gran ricorso a manodopera e rappresenta un vero e proprio “fiore all’occhiello” dell’agricoltura siciliana. L’orticoltura rappresenta, senza dubbio, l’asse trainante dell’economia ragusana, poiché da sola costituisce circa la metà della produzione lorda vendibile e colloca Ragusa al secondo posto nella graduatoria nazionale delle province orticole dopo Foggia che raggiunge il primo posto solo in virtù del pomodoro da industria. 
 
 
 

L’estensione dell’orticoltura in serra in provincia di Ragusa è stimato in Ha 6000 destinata alla coltivazione di peperoni, zucchine, melanzane e pomodoro con una produzione pari a circa 2.850.000 q.li di prodotto rappresentato da circa 3800 aziende. Frequente è la tecnica del “Fuori suolo” che ha permesso di ottenere ottimi risultati su ortaggi e fiori.

Ai suddetti dati vanno sommati quelli che rappresentano il comparto floro-vivaistico, con produzione di gerbere, gladioli e rose, garofani, crisantemi, bulbose e piante ornamentali (vaso fiorito e piante da interni e sterni) con circa 800 ettari.

Negli ultimi anni gli imprenditori hanno sostenuto notevoli sforzi per adeguare le strutture imposte dalla necessità di produrre undici mesi l’anno e pertanto le tipiche “serre” del territorio in legno in alcuni casi vengono sostituite da strutture in metallo.

Un adeguamento si è registrato anche nel sistema di produzione, infatti oggi si tende a produrre secondo le richieste di mercato: buon aspetto, salubrità, saporito, confezionamento e secondo le tecniche di coltivazione integrata e biologica. 

Nonostante ciò il comparto agricolo ragusano è oggi in grossa difficoltà e rischia di registrare il tracollo di migliaia di imprese sotto l’effetto di uno spropositato incremento dei costi di produzione e per il forte indebitamento medio, spesso causa di investimenti che non hanno avuto la redditività prevista a causa della grave crisi congiunturale che ha determinato un calo dei consumi ed un decremento dei  prezzi alla produzione.

L’aumento dei costi di produzione rappresenta certamente una delle cause scatenanti la crisi del comparto agricolo. Nell’ultimo decennio (1998-2007) si è assistito ad un aumento del costo dei fattori di produzione che di anno in anno si aggirava mediamente intorno al 3-4%. Già tale incremento, non essendo accompagnato da un altrettanto sensibile aumento delle rese economiche delle colture, aveva determinato un allarme negli imprenditori agricoli che vedevano sempre più assottigliarsi il margine di guadagno derivante dalla attività. 

Ad oggi la situazione risulta essersi ulteriormente aggravata dalla situazione di indebitamento e di scarsa liquidità finanziaria in cui versano migliaia di aziende per l’irrigidimento mostrato dagli istituti di credito a causa di nuove regole (vedi Basilea 2) e dell’instabilità del mercato finanziario.

Tutto ciò mette a rischio la sopravvivenza di aziende agricole già in grossa difficoltà e la possibilità delle altre che ancora riescono a stare sul mercato a poter programmare la propria attività limitando al minimo il rischio di impresa e perdendo l’ultima occasione di investimento attraverso la partecipazione ai prossimi bandi del PSR 2007-2013.

A rendere oltremodo tormentato il settore agricolo contribuiscono le centinaia di cartelle esattoriali ( a volte milionarie ) relative alla revoca della fiscalizzazione degli oneri contributivi notificate alle aziende agricole ragusane e scaturenti da discutibili interpretazioni dei contratti di riallineamento da parte del Servizio Ispettivo dell’ INPS.

Risulta evidente alle scriventi che tale grave momento di difficoltà impedirà, ma già si ravvisano preoccupanti segnali in merito, al sistema delle aziende agricole  di assicurare i precedenti livelli occupazionali in agricoltura.
Dinanzi a tale stato di grave crisi, le scriventi OO.PP.AA. sentono il dovere di dover rappresentare a Sua Eccellenza la drammaticità della crisi e la improcrastinabile necessità di interventi straordinari ed urgenti da parte dei Governi Regionale e Nazionale verso i quali chiediamo venga da Lei rivolto un pressante invito a mettere in atto provvedimenti immediati per far fronte alla drammaticità della situazione.

CIA    COLDIRETTI    CONFAGRICOLTURA
DRAGO Giuseppe    OCCHIPINTI Mattia    GAMBUZZA Sandro