Cronaca Inchiesta conclusa

Denise Pipitone, è finita davvero: "Basta così, inutile indagare ancora"

I pm gettano la spugna ma, prima, lanciano un durissimo atto d’accusa contro i media

Denise Pipitone, è finita davvero: "Basta così, inutile indagare ancora"

 Mazara del Vallo – Ancora in queste ore, mentre scriviamo, da qualche parte spunta un nuovo sedicente testimone, un personaggio anonimo invia una lettera a una redazione, un sito titoleggia presentando il nulla come uno scoop, un programma tv annuncia rivelazioni decisive alla prossima puntata. Tutto per macinare ascolti su ascolti e vendere meglio il loro inutile contenitore alla pubblicità. Rumors, confidenze, ritrattazioni, interviste a volto oscurato e voce distorta, esami clinici e pseudo inchieste si sono trasformate in depistaggi, menzogne, mitomanie, fake news: in 17 anni, una dopo l’altra, non solo non hanno aiutato le forze dell’ordine a far luce sulla scomparsa di Denise Pipitone, ma al contrario hanno ostacolato le indagini.

I media - e, per quanto abbiamo sempre cercato di distinguerci dal trash, ci mettiamo in mezzo pure il nostro - sono quanto meno correi del mancato ritrovamento della figlioletta di Piera Maggio. Nella richiesta di archiviazione per Anna Corona e Giuseppe della Chiave - con cui la Procura di Marsala ha messo il punto all’inchiesta - web, televisioni e giornali sono di fatto imputati, tra le righe, di favoreggiamento dei responsabili della sparizione. La loro “influenza è tale che essi non si limitano a raccontare gli eventi - scrivono i magistrati - ma spesso, in una gara a chi arriva prima tra diverse testate giornalistiche, a provocarli. E tali eventi hanno pure una sgradevole referenza sulle indagini in corso”.

La stessa accusa ripetutamente sottoscritta da Ragusanews. “Allo stato non sembrano percorribili utili spazi investigativi, oltre alla notevole mole degli accertamenti disposti da aprile ad oggi” concludono gli inquirenti arrendendosi, e scrivendo chiaro e tondo che ormai il caso si risolverà “soltanto se e quando chi ha commesso l’inumana azione di privare della libertà e dell’affetto dei suoi cari una bambina di quattro anni (ovvero chi di tale gesto è stato effettivo testimone) deciderà di rivolgersi a una forza di polizia” confessando spontaneamente il proprio crimine. Solo allora “questa vicenda potrà trovare un colpevole che, allo stato, purtroppo non è possibile individuare”.


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