Cronaca Mafia

Spampinato-Tumino, delitti irrisolti che restano tali

Il doppio “cold case” ragusano

https://www.ragusanews.com//immagini_articoli/27-08-2021/spampinato-tumino-delitti-irrisolti-che-restano-tali-500.jpg Spampinato-Tumino, delitti irrisolti che restano tali

 Ragusa - Riapri un caso, ne risolvi due. Abbiamo aspettato oltre due mesi e mezzo per vedere se ci fosse un seguito al presunto “scoop” dell’Agi sulla ripresa delle indagini sull’omicidio di Angelo Tumino. Non una dichiarazione da parte di un pm né di un avvocato del sospetto killer, per cui sarebbe stato rispolverato un dossier ormai mezzo prescritto da parte di una Procura che - per riuscire a geolocalizzarla - il collega è dovuto ricorrere a una descrizione geografica: “Alla latitudine più a sud di Tunisi, quella di Ragusa”. L’agenzia rispolvera per i poveri magistrati maghrebini gli articoli di Giovanni Spampinato, di cui è arcinota da decenni ogni virgola, perché - attenzione - i due delitti “irrisolti” potrebbero essere collegati. A parte che del delitto Spampinato è ignoto solo il movente giacché Roberto Campria si consegnò alla giustizia come reo confesso, subito dopo avergli sparato.

E’ cosa altrettanto nota che l’omicidio fosse legato alle indagini del corrispondente dell’Ora sui rapporti tra Tumino, Campria e più in generale tra mafia e terrorismo d’estrema destra. Il movente resta da mettere nero su bianco, agli atti del processo, ma è tacito che il giornalista fu ucciso affinché non riuscisse a dimostrare questa relazione: talmente assodato che c’hanno girato pure un documentario Rai e una puntata di Blu Notte. Dell’assassinio del trafficante tuttofare avvenuto qualche mese prima, il 25 febbraio 1972, a quasi mezzo secolo di distanza rimangono ufficialmente ignoti sia movente che autore. La pista di Spampinato portava a quello che sarebbe diventato il suo stesso sicario: ancora Campria, rimasto il principale indiziato. Il figlio intoccabile del presidente del tribunale di Ragusa ha scontato solo 8 dei 14 anni a cui l’Appello ridusse, per seminfermità mentale, i 21 della condanna in primo grado.

Uscito dal manicomio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto, le cronache ne hanno perso le tracce: diritto all’oblio. Il riciclaggio criminale nel mercato nero dell’antiquariato sono “probabilmente - scriveva a giugno l’Agi -, quelle al vaglio degli inquirenti che, secondo le nostre fonti, avrebbero aperto un nuovo fascicolo e riascoltato decine di testimoni, ancora in vita”. “Probabilmente”, “avrebbero”: troppo vaghi i condizionali e i contorni per una notizia che rischia di trasformarsi nell’ennesimo castello di carta, su entrambi i casi. Non è dato sapere né le fonti né i teste viventi, allora giovanissimi e che adesso - dopo 49 anni - dovrebbero vuotare il sacco. Incluso Campria, uomo libero da più di 30. Ammesso che sia ancora vivo, visto che oggi ne avrebbe un’ottantina. Quale novità è subentrata per tornare a scavare su una vicenda per molti, ahinoi, finita nel dimenticatoio?

L’unico vero imputato del doppio cold case è la stessa giustizia italiana “che stava indagando sulla morte di Tumino ed è stata troppo lenta: alla fine ha gettato la spugna, trascinando per tre mesi la verifica dell’alibi di Campria” scriveva solo l’anno scorso il fratello di Spampinato, Alberto, per cui la ferita è ancora aperta. Lui non ha mai mollato la sua ricerca della verità sul delitto dell’ingegnere “perché è assurdo che in una città come Ragusa non si è trovato il suo assassino e in sordina si è archiviato il caso, come omicidio a nome di ignoti”. Mentre Giovanni, invece, “è stato considerato un provocatore”. Una verità per amor di se stessa e di uno stato di diritto, giacché comunque nulla cambierebbe riguardo le trame eversive di Cosa Nostra e militanti neofascisti, giudicate ormai dalla storia. 


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