Non è chiaro se il missile fosse diretto contro la base italiana.
di Redazione
ttaccata nella notte la base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Secondo le prime analisi, non ci sono vittime italiane. Il ministro degli Esteri Tajani ha detto che non è chiaro se il missile fosse diretto contro la base italiana, visto che si trova in una zona dove ci sono più forze di vari Paesi.
Attaccato da Israele il lungomare di Beirut, dove si registrano almeno 8 morti e una ventina di feriti. E proseguono i raid incrociati in tutta la regione. Mentre continua anche il braccio di ferro sullo stretto di Hormuz: Teheran sostiene che non passerà nemmeno un litro di petrolio, gli attacchi alle navi da un lato e dall’altro si registrano, ma Trump minimizza e fa sapere che gli Usa hanno eliminato quasi tutte le barche posamine iraniane. Tutto ciò che doveva essere colpito, dice il Tycoon, è stato colpito, ma la guerra finirà quando lo deciderà lui, terminato il lavoro.
In Iran restano i dubbi su Mojtaba Khamenei, nuova guida suprema, figlio di Khamenei: ancora non si è fatto vedere dopo la nomina poiché sarebbe stato ferito durante l’attacco statunitense in cui è stato ucciso suo padre.
Il colonnello Pizzotti: «Siamo ancora nel bunker, la minaccia resta alta»
“La base di Camp Singara era in condizioni di preallarme per la situazione di crisi in atto e, verso le 8.30 locali, è stato attivato l’allarme della coalizione per una minaccia aerea. E tutti quanti, seguendo procedure già rodate tra tutto il personale, ci siamo recati in sicurezza nei bunker assegnati. E poco prima dell’una, c’è stata una minaccia aerea: è stato accertato oggi che si è tratto di un drone; ha colpito la base italiana e ha provocato alcuni danni a infrastrutture e materiali della base. Il personale sta bene, era protetto all’interno dei bunker, stanno tutti bene”. Lo dice in collegamento con Sky Tg24 il comandante dell’italian national contingent di Erbil, nel kurdistan iraqeno, colonnello Stefano Pizzotti.
“Dalle 8.30 di ieri sera siamo nei bunker perché continua ad esserci una minaccia: non è stato possibile né valutare sul posto i danni alle infrastrutture, quindi quantificare quello che è successo, né sapere qual è la provenienza di questa minaccia”. Il lavoro del personale, ricorda Pizzotti, è “prevalentemente di addestramento per le truppe locali curde. Sulla base di una specifica richiesta del governo iracheno”.
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“Dal momento dell’incidente sono in costante contatto sia con il ministro della Difesa Guido Crosetto sia con il capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, che ha assistito tutte quante le fasi della, di questa notte dell’attacco. E al momento è finito, è finito l’allarme della minaccia aerea, ma ci sono sul posto gli artificieri della coalizione che stanno verificando, stanno mettendo in sicurezza l’area prima di di poterci accedere. Il morale del personale è comunque alto, volevamo rassicurare le famiglie”, conclude Pizzotti, sottolineando come “siamo preparati ed addestrati per queste situazioni”.
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