Cultura Fatevela una risata

Caro Lino, eravamo più liberi 50 anni fa

Le vittorie di Pirro del politically correct

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 Roma - Via il “porca puttena” di Lino Banfi dallo spot TimVision. Ha vinto il Moige, un Movimento di genitori che evidentemente passa più  tempo a inforchettare pastasciutte davanti alla tv che preoccuparsi di come ricomincerà la scuola per i loro figli a settembre, con la guerra al Covid ancora in alto mare, e di quale fine abbia fatto il concorso ordinario dell’ex ministro Azzolina per assumere docenti. Non li fa più ridere l’esclamazione di Oronzo Canà. Oggi scene con un “ricchionezzo maledetto” o un commissario Logatto che canta “non sono frocione, non sono fri fri” non potrebbero più essere girati e proiettati, in virtù di un politically correct talebano, arrivato a puntare l’indice pure contro le favole di Biancaneve e la bella Addormentata, che hanno subìto il bacio non consensuale del principe.

Non è benaltrismo. Certi ragionamenti ipocriti, riduttivi e di mera facciata non hanno prodotto nulla in questi decenni nel tessuto culturale della società dove ogni giorno continuano ad esserci scene di violenza gratuita – nei tg, su internet, nei videogame – e pestaggi e omicidi a sfondo omofobo, razzista, sessista nella vita reale. L’antidoto è la scuola, non la censura di una “paroleccia”. Purtroppo alcune associazioni manichee riescono a far credere ai loro fantasmi anche istituti, come quello di Autodisciplina Pubblicitaria. La volgarità, la misoginia, il maschilismo non sono nelle parole ma nella prosodia del discorso, nell’intenzione comunicativa con cui si pronunciano, che non è sempre di offesa ma può essere anche d’intesa. Lo dimostra la filosofia con cui è nata la panchina “a stronzi” a Marina di Ragusa.

Forse dovremmo imparare a dosare meglio il nostro sdegno: se ci stracciamo i capelli davanti a questa scritta o saltiamo sulla sedia a un “porca puttena”, cosa dovremmo fare davanti alle aule con i topi che scorrazzano nei solai e in cui filtra acqua dai tetti, dove metà degli studenti termina gli studi senza sapere l’italiano? Solo per restare in alcuni degli scandali del mondo dell’istruzione, da cui è partita la denuncia. Andando avanti così tanti B o C-movie, nonostante siano stati tanto rivalutati dalla critica recente a status di capitoli cult della storia del cinema italiano, rischiano di sparire per sempre dai nostri piccoli schermi: pure Febbre da cavallo con Gigi Proietti è da mettere all’indice, tanto per citare un altro tra gli innumerevoli esempi di produzioni girate e andate in onda tra gli anni 70 e 80.

Tim in verità replica in un nota che “non risulta nessun provvedimento del Giurì del Comitato Media e Minori” e che il taglio della battuta non è una pattacca da appuntare in petto al Moige giacché era già stato programmato, in virtù dell’usuale riduzione progressiva della durata dei messaggi pubblicitari. Possibile pure che l’azienda abbia preferito evitare ulteriori polemiche. Possiamo invece solo immaginare come l’abbia presa il povero Lino, che a 85 anni si è visto censurare e rigettare un pezzo della sua storia, un simbolo di una carriera. Siamo stati censurati anche noi, che abbiamo sorriso per tanti anni a quelle buffe espressioni di Banfi. Ingenuamente, senza sentirci dei mostri maschilisti e senza alcun retroterra sessista.

Perché tanto dovevano suscitare: non un sentimento di odio verso l’altro ma una breve innocua risata, che non avrebbe seppellito nessuno, senza doppifondi o significati nascosto, dettata solo dalla bizzarria di un personaggio tanto istrionesco. Ciro Immobile aveva fatto un regalo a Banfi: urlando “porca puttena” in diretta, a favor di telecamera, per omaggiare il comico pugliese dopo il gol nella prima partita contro la Turchia. C’hanno fatto addirittura le magliette in serie con quella frase (foto allegata), in vendita su Amazon. “Non sono contento, sono strafelice - aveva detto in quell’occasione Nonno Libero -. A Chiellini ho anche scritto un messaggio di ringraziamento, gli ho detto che nella mia lunga carriera fatta di ben 120 film non ho mai ricevuto neanche un premio. Ma questa dedica per me vale più di un piccolo David di Donatello». E’ arrivato il Moige ad esonerarlo. 


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