Cultura Una intervista del 2003

Franco Battiato: essere fulmine, farsi tuono

Pubblichiamo, a distanza di 18 anni, un incontro di Peppe Savà con Franco Battiato

https://www.ragusanews.com//immagini_articoli/14-01-2022/franco-battiato-essere-fulmine-farsi-tuono-500.jpg Franco Battiato: essere fulmine, farsi tuono

Ragusa - Ha raccolto le foglie morte della canzone propriamente detta, innaffiando le piante della sperimentazione. Franco Battiato non è mai stato una cosa sola al tempo stesso, è stato il fulmine e il tuono: non li puoi separare, per quanto non si presentino mai contemporaneamente nello stesso luogo.

Negli anni Settanta ha iniziato con i collage sonori, con l'avanguardia e la sperimentazione vera. Fetus nel 1971 è stato uno dei primissimi dischi di musica elettronica in Italia.

Negli anni Ottanta, invece, ha cantato, prima e dopo La Voce del Padrone, dei pastiches, dei giochi linguistici che accomunavano, anche nelle citazioni, L'ultima ora di Venezia di Arnaldo Fusinato e i Beatles, quindi la poesia con la canzone, con la musica popolare.
Negli anni Novanta ha elevato delle canzoni che sembravano salmi. In un momento di distrazione si è dato alla pittura, ha dipinto i suoi danzatori orientali per poi cimentarsi dietro la macchina da presa come regista.
In assoluto pensiamo non vi sia sforzo più nobile nel modo della musica contemporanea di chi ha cercato "l'alba dentro l'imbrunire".

Pubblichiamo, a distanza di 18 anni, un incontro di Peppe Savà con Franco Battiato, durante una pausa, nel backstage del suo primo film intitolato "Perduto Amor". L’intervista a Ragusa Ibla, davanti il Circolo di Conversazione. Franco era assistito dalla truccatrice Roberta, che ogni tanto invocava, non esitando a cantare, a cappella, “Roberta” di Peppino Di Capri.

“Il fulmine e il tuono" anticipava i particolari del suo primo lungometraggio a Savà, tra riflessioni biografiche ed estetiche.

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1641637730-3-crai.gif

--- 

"Prendi qualcosa? Vuoi un caffè, una granita?"
Un cameriere in livrea bianca mi viene incontro con un vassoio. Siamo a Ragusa Ibla, davanti al Circolo di Conversazione, oggi trasformato in set cinematografico. Franco Battiato incede sornione nel dietro le quinte prendendomi in giro. Sta provando per l'undicesima volta la scena conclusiva del suo primo film, "Perduto Amor", titolo ispiratogli da una canzone di Adamo contenuta nel suo album Fleurs 3. Franco fa il cameriere e serve una granita al filosofo Manlio Sgalambro. Ha girato a Ispica, a Santa Maria Maggiore, tra gli archi del loggiato del Sinatra, poi a Ibla e infine a Donnafugata e Vittoria. Una bronchite cronica (molte scene sono state girate di notte, quando la temperatura s'abbassa di molto) gli ha bruciato la voce, ma non la voglia di giocare con i tanti fazzoletti sul colletto che impediscono al trucco di macchiare il costume. 

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1642407906-3-teatro-garibaldi.gif

Anticipami qualcosa del film.
E' la storia di un ragazzino, Ettore Corvaja, che nel cuore della Sicilia compie il proprio percorso di formazione, e che, attraverso il filo conduttore delle canzoni degli anni Cinquanta e Sessanta, scopre la musica e la passione per la scrittura. La prima parte del film riguarda il periodo che Ettore trascorre nella sua Sicilia, tra l'esuberanza tipica della sua giovane età e gli insegnamenti di un colto aristocratico del paese, il barone Pasini, che diventa suo maestro e tutore. Il barone lo sente suonare, gli fa ascoltare pezzi d'opera, fino a indirizzarlo ai migliori maestri di Milano. Il padre del ragazzo è una figura assente, che ha un rapporto inesistente con la moglie, e conduce una vita misteriosa lontano dal paese. Nel film, a un certo punto, c'è una scena importante che svela la natura della sua personalità, e di questo rapporto con la famiglia. La madre è una sarta, la "mastra" che insegna a cucire alle altre donne che gravitano attorno alla casa. "Perduto amor" è un film visionario, che racconta una Sicilia diversa, aristocratica, dove si parla in dialetto, ma non in maniera marcata, piuttosto direi, in sottovoce… 

Come consideri il tuo passaggio dalla musica al cinema? 
Sono convinto che chi passa dalla musica al cinema ha una marcia in più perché è dotato di talento ritmico. Non mi interessano le macchine fa presa che fanno giochi di inquadrature, e neanche gli effetti speciali. Ecco, non mi interessa dominare la tecnica. Ho tutto da imparare, ma, come disse Federico Fellini, la tecnica la impari in un giorno. Sarò come il compositore che affida all'orchestra e al direttore il compito di realizzare le sue idee. 

Il film si sposta poi a Milano, perché?
Vedi, la Galleria del Corso negli anni '60 era frequentata da una marea di musicisti. Era un luogo surreale dove avvenivano gli ingaggi al volo come se fosse un'agenzia di collocamento all'aperto. I gruppi si formavano sul posto, partivi direttamente coi pulmini verso l'hinterland, il Veneto o il Piemonte provando durante il viaggio per il concerto. Io sono andato ovunque, all'inizio con un gruppo che suonava rock duro, ma non mi piaceva e ho cambiato. Tuttavia questo non è un film autobiografico. Di autobiografico ci sono solo i luoghi. Ettore entra nel mondo della musica, ma senza troppa convinzione perché in realtà vuole scrivere. Nel suo percorso incontrerà un gruppo esoterico che lo condurrà alla scoperta di se'. Racconto gli anni Sessanta non per nostalgia, ma per far rivivere un periodo magico attraversato da una gioia dionisiaca. 

Qual è la colonna sonora del film?
Le canzoni contenute in Fleurs 3 e poi Berlioz, Purcell, Strauss, Mozart...

Nella sceneggiatura del film uno dei personaggi dice: "Che senso ha leggere ancora frasi di vecchi filosofi? Sono ancora attuali?"
Questa è una parte in cui Manlio Sgalambro interpreta sé stesso. Nel film si chiama Martino Oliata, fa il professore di filosofia e sta insegnando privatamente ad un maturando, che gli domanda che senso abbia studiare i filosofi al giorno d'oggi. 

Quale canone artistico ti ispirerà mentre giri?
Le riprese dovranno contenere quello che vede il mio occhio in quel momento. A volte si può fare più sperimentazione usando la persistenza del significato in un racconto. Mi è capitato invece più volte di vedere che il risultato della sperimentazione al cinema è, alla fine, una serie di scene completamente sganciate dalla coerenza della narrazione.
E' come nella musica: è difficile trovarvi veramente un suono bello, anche se nella vita di tutti i giorni la natura mi permette di sentirne di straordinari.

-

L’intervista termina qui. Battiato torna a recitare la parte del cameriere (foto inedita, tutti i diritti riservati da Ragusanews.com), che a fine film porta una granita di mandorla a Manlio Sgalambro. Nel successivo montaggio, deciderà di togliere se’ stesso dalla scena finale (l’unica peraltro in cui sarebbe apparso), lasciando centralità di ruolo all’amico e filosofo Manlio. La colonna sonora, come rivelato in questo articolo, è una straordinaria novena siciliana recuperata da Antonino Uccello. Ecco l’ultima scena di Perduto Amor: 


© Riproduzione riservata