Uno studio dello storico dell'arte professor Paolo Nifosì
di Paolo Nifosì
Noto – Il ciclo decorativo dell’interno della chiesa del SS.Salvatore di Noto è una testimonianza tra le più significative della fase di transizione culturale siciliana tra tardobarocco e neoclassicismo. Iniziato nel 1794 e ultimato nell’arco di due anni è il risultato degli interventi pittorici del palermitano Ermenegildo Martorana e di quelli in stucco di Giovanni Gianforma. E’ un piano decorativo unitario che definisce l’aula unica e che ubbidisce iconograficamente ad un programma teologico. Esso comprende quattro dipinti nell’arcone che introduce all’aula raffiguranti i quattro dottori della chiesa d’Oriente e quattro dipinti nell’arcone che immette nell’abside raffiguranti i quattro dottori della chiesa d’Occidente. Agli angoli dell’aula, nella parte alta, sono dipinti gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Lungo la volta, dentro tondi, in monocromato su fondo blu, sono rappresentati gli altri otto apostoli. Nelle quattro unghie della volta sono rappresentati, dentro mandorle a fondo verde, quattro profeti: Giona, Davide, Daniele, Isaia (?). Nell’abside, sempre in continuità con i temi dei profeti, nelle tre unghie sono rappresentati, all’interno di mandorle a fondo marrone, altri tre profeti. Al centro del catino absidale due putti sorreggono l’Arca dell’Alleanza.
Sopra la cornice marcapiano del primo ordine, nei plinti dell’attico che fa da raccordo con la volta, sono rappresentati vasi di fiori, a cui si sovrappongono, proprio nell’imposta della volta, putti che reggono steli fioriti, atteggiati in varie posture. Negli specchi laterali, tra le finestre, e nelle pareti strombate delle finestre sono rappresentati simboli riferiti al Vecchio e al Nuovo Testamento, alla tradizione della chiesa oltre a suppellettili liturgiche. Il ciclo pittorico è concluso dai tre affreschi della volta rappresentanti La Pentecoste (al centro), San Paolo sulla via di Damasco e L’apparizione di tre uomini misteriosi ad Abramo. Sugli altari laterali si trovano sul lato destro L’adorazione dei Magi (attr. a Giuseppe Patania), La Crocifissione (attribuita a G.Velasco); sul lato sinistro La presentazione dei Santi Mauro e Placido a San Benedetto ( firmata G.Velasco, 1808), La Madonna del Rosario ( attribuita a G. Velasco).

Le pitture sono integrate dagli stucchi. Domina al centro dell’abside il tetradramma in ebraico col nome di Dio( Iehovah), circondato da putti, nuvole e raggi intorno ad una finestra circolare, con due figure allegoriche a tutto tondo ai lati: a destra La legge ebraica, a sinistra La Giustizia. Nell’arcone trionfale tra l’aula e l’abside due grandi angeli, insieme a dei putti reggono un cartiglio dorato dove si legge Colueris et adoraveris; un cartiglio, sorretto da putti, con la scritta Laus mea in ecclesia è posto nell’introspetto dell’arcone dell’ingresso all’aula sopra il coro; nella parte sottostante dell’arcone, sotto il coro, in un cartiglio si legge Benedictus eri tu ingrediens et egrediens. Altri cartigli sono posti su ogni chiave d’arco delle cappelle. A conclusione dell’aula, prima dell’arcone trionfale, si trovano le sculture in stucco di San Giovanni Battista e di San Giacomo.
L’impegno di spesa per la decorazione pittorica di 460 onze è il più consistente che sia stato preso per un ciclo decorativo in città e tra i più consistenti di tutta la diocesi siracusano durante il Settecento. Notevole anche l’investimento per la decorazione in stucco affidata a Giovanni Gianforma di circa 148 onze.
Ermenegildo Martorana, figlio di Gioacchino, è l’autore delle decorazioni del piano nobile di Palazzo Beneventano di Siracusa e della chiesa dello Spirito Santo della stessa città e, molto probabilmente, autore delle decorazioni di alcune stanze di Palazzo Trigona di Noto. La presenza del Martorana nella chiesa del SS.Salvatore rilancia l’attenzione della cultura locale verso Palermo, allargando il dibattito in un contesto più ampio rispetto a quello sud-orientale con una modificazione stilistica sia all’interno degli stilemi rococò sia in rapporto al nuovo gusto neoclassico che sempre più tenderà a sostituite la cultura rococò. Giovanni Gianforma, l’autore degli stucchi, figlio di Giuseppe Gianforma, oriundo palermitano, risiede a Modica ed è attivo durante tutta la seconda metà del Settecento. Tra gli stuccatori operanti nella Sicilia Sud Orientale è tra i più qualificati; il suo stile si mantiene dentro una cultura rococò interpretata con grande gusto ed eleganza.
Foto di Luigi Nifosì. Tutti i diritti riservati su testo e foto.
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