Cultura Monterosso Almo

Ipogeo di Calaforno, 7mila anni di storia aprono al pubblico FOTO

Ultimati gli scavi archeologici, si procede all’illuminazione dei cunicoli

 Monterosso Almo - L'ipogeo preistorico di Calaforno, nel territorio di Monterosso Almo, da settemila anni custode della storia, dell'arte e della cultura dei popoli che sin dall'età del Neolitico lo frequentarono, sarà fruibile al pubblico: il complesso archeologico composto da 35 camerette circolari rappresenta un unicum nel panorama degli iblei. "Sin dai primi scavi negli anni 70 - dice a Repubblica Saverio Scerra, archeologo della Soprintendenza di Ragusa - si capì immediatamente che il sito ebbe diverse destinazioni d'uso. Probabilmente utilizzato come santuario diventò nell'età successiva, quella del bronzo antico, luogo di sepoltura".

Ci sono stati diversi rinvenimenti al suo interno, oltre alla ceramica preistorica sono stati trovati: reperti di epoca ellenistica, come la statuetta della divinità Bes-Path; e un deposito devozionale con una trentina di pesi da telaio e uno strigile in ferro, uno strumento usato dagli atleti per asciugarsi il sudore dopo la prova. Oggi la campagna di scavi, finanziata con i fondi dell'ex industria siciliana cementi - per iniziativa dei comuni montani di Chiaramonte Gulfi, Monterosso e Giarratana -, è quasi terminata e si sta procedendo al completamento dell'illuminazione dell'ipogeo. Quando tutto sarà completato, il sito verrà reso fruibile ai visitatori: è stato pensato anche uno spazio dedicato alle persone con disabilità che, dotate di speciali occhiali virtuali, potranno condividere questa esperienza così emozionante.

Dalla prima campagna di scavi iniziata mezzo secolo fa, la conformazione l'ipogeo fu subito correlata con le architetture maltesi di Hal-Saflieni e le domus de janas sarde: “Fu frequentato sicuramente fino all'età classica, vi trovammo un obolo di Siracusa - ricorda l’esperto -, una monetina d' argento del V secolo a. C. insieme a frammenti protostorici". Un territorio, quello ragusano, ricco di sorprese: anni fa gli archeologi portarono alla luce un altro complesso preistorico, al cui interno è stata scoperta una tomba che custodiva il corpo di un uomo rannicchiato con una coppa tra le mani. Nella cameretta a fianco giacevano 11 inumati insieme a numerosi vasi monumentali di straordinarie dimensioni.

“Costituisce la testimonianza preziosa del passaggio dalla fase mediana dell'età del rame a quella successiva del bronzo" spiega Antonino Di Marco, Soprintendente ai Beni culturali della nostra provincia. In anni più recenti in contrada Matricedda - nel territorio comunale di Giarratana - i ricercatori hanno scoperto un altro ipogeo molto simile a quello di Calaforno, realizzato su due livelli, “cui si accedeva attraverso un ampio ambiente su cui si aprono i resti di nicchie o camere circolari, tuttavia non abbiamo potuto continuare l'esplorazione perché le condizioni non l'hanno consentito: il percorso non è stato del tutto completato dagli speleologi". Ce n’è di storia da dissotterrare da queste parti. Per non parlare della modicana Cava de Servi, la Stonehenge iblea, che meriterebbe altrettanta riqualificazione. 


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