Cultura Modica

L’intelligente trappola del Conte di Modica

Una grossa e sgradevole sorpresa al giovanissimo re di Spagna, Filippo V, la diede proprio l’Almirante di Castiglia e conte di Modica, Juan Tomás Enríquez de Cabrera

L’intelligente trappola del Conte di Modica

Modica - Mai avrei immaginato che nella Successione spagnola, apertasi con la morte del re di Spagna, Carlo II, avvenuta il primo novembre 1700, giocasse un ruolo fondamentale la famiglia Arezzo di San Filippo di Ragusa.
Ho ricostruito con molta pazienza i vari passaggi di un’operazione finanziaria opaca che, in effetti, fu un’autentica trappola diabolica tesa dall’Almirante di Castiglia e conte di Modica, Juan Tomás Enríquez de Cabrera, all’erede francese Filippo V, il figlio del Duca d’Angiò, designato dal defunto Carlo II come successore al trono di Spagna.
È nota la guerra tra due grandi importanti famiglie europee per garantire a uno dei loro rampolli il trono di Spagna.
Da una parte Luigi XIV di Francia, a supporto del nipote Filippo, figlio del Delfino, dall’altra l’Imperatore Leopoldo I d’Asburgo, in difesa del secondogenito Carlo, l’arciduca.
Una guerra nel vero senso del termine, senza escludere colpi bassi e sorprese.
Dalla Storia sappiamo che alla fine la spuntò il figlio del Delfino di Francia, Filippo V, ma fu, in effetti, una mezza vittoria di Pirro.
Accennavo alle sorprese.
Ebbene una grossa e sgradevole sorpresa al giovanissimo re di Spagna, Filippo V, la diede proprio l’Almirante di Castiglia e conte di Modica, Juan Tomás Enríquez de Cabrera, apertamente schierato a favore dell’arciduca d’Austria Carlo nella successione spagnola.
Luigi XIV, appena il nipote Filippo s’insediò a Madrid come re, suggerì, come primo provvedimento, la neutralizzazione dell’Almirante di Castiglia nominandolo ambasciatore della Corona spagnola a Parigi.
L’astuto monarca francese allontanava da Madrid e dalla Corte forse il personaggio più pericoloso per il nipote.
Già ho raccontato in “La rocambolesca fuga del Conte di Modica”, saggio pubblicato il 20 marzo 2021 su questo giornale on line, il viaggio che condusse l’Almirante verso la città di Vitoria nel nord della Spagna e poi l’improvviso cambio di rotta in direzione del Portogallo.
La nomina dell’Almirante ad ambasciatore della Corona a Parigi risale alla primavera del 1702.
Amministratore e procuratore dell’Almirante a Palermo era all’epoca Bernardo Arezzo di San Filippo che già aveva ottenuto (sicuramente per i buoni uffici dell’Almirante) dal re Carlo II nel 1697 il titolo di duca e per questo il 22 agosto versava la cosiddetta “media annata” pari a 2.200 Reales d’argento. Sempre nel 1697 il re aveva nominato Maestro Razionale del Tribunal del Real Patrimonio di Palermo, Baldassarre, il figlio di Bernardo, con un salario annuo non disprezzabile di trecentosessanta scudi.
Il 10 marzo 1702, un grande finanziere che aveva tanto operato in passato sulla piazza di Madrid, Giacomo Maria Pedesina, presentava un memoriale al Consiglio d’Italia nel quale dichiarava di aver concesso un grosso prestito all’Almirante, di cui era amico da vecchia data, pari a 1.800.000 tarì di Sicilia che corrispondevano a 2.000 dobloni. Il prestito era stato concertato col procuratore dell’Almirante (Bernardo Arezzo) a Palermo e a lui materialmente consegnato. I documenti erano stati firmati dall’Arezzo a Palermo. Sarebbero stati convalidati e controfirmati dall’Almirante, presso un notaio della Capitale spagnola, non appena fossero giunti a Madrid. L’operazione, infatti, era stata preceduta da ben quattro ordini con firma autografa dell’Almirante, indirizzati al suo procuratore.
A garanzia di questa somma ingente prestata, Pedesina aveva ottenuto le rendite della Contea di Modica e degli altri feudi siciliani di proprietà della famiglia Enríquez de Cabrera.
L’Almirante, con la scusa di andare a Parigi come ambasciatore della Corona, aveva preso a prestito una somma davvero ingente giustificandola con la necessità di coprire grandi spese di rappresentanza.
Il Nostro entrò in possesso del denaro il 22 giugno del 1702 a Madrid. Gli fu recapitato con un corriere dall’Arezzo immagino spiccando delle lettere di cambio.
Il 9 settembre Juan Tomás si recava come da accordi da un notaio di Madrid, per perfezionare tutta l’operazione con sue firme autografe. Eleggeva contestualmente il domicilio al quale Pedesina si sarebbe dovuto presentare per pretendere il pagamento, a scadenza, delle varie rate del prestito concesso, nel caso in cui il suo procuratore a Palermo non avesse onorato il debito.
Il giorno prima l’Almirante aveva tuttavia inviato all’Arezzo un altro ordine per chiedere a Pedesina 2.000 dobloni aggiuntivi da garantire sempre con le rendite della Contea di Modica. Per questo motivo il 9 settembre aveva fatto in modo che il notaio a Madrid aggiungesse questo prestito suppletivo nella stipulazione dell’atto di ratifica.
Il decreto con cui l’Almirante fu autorizzato a lasciare Madrid per Parigi è del 12 settembre 1702.
Dopo il 24 settembre si ha ufficialmente nella Corte di Madrid la consapevolezza dell’alto tradimento dell’Almirante con la sua fuga a Lisbona.
Si procedette dunque in via cautelativa al sequestro dei suoi beni sia sul territorio nazionale sia in Sicilia.
L’atto di sequestro fu firmato il 10 ottobre 1702 da Rafael Saenz Mazo, segretario di Camera di Filippo V, membro anziano del Consiglio del Re.
Il provvedimento fu tempestivamente comunicato al viceré di Sicilia.
Contestualmente si spiccava un mandato di cattura a carico dell’Almirante.
Il 12 ottobre 1702 don Bernardo De Solis si recava al domicilio di Madrid dell’Almirante in calle de los Mostenses (dove aveva abitato la contessa Vittoria Colonna). All’arrivo, era ricevuto dal contador (amministratore) dell’Almirante, don Antonio De la Roca, e da alcuni servi. Il La Roca ripeteva al De Solis ciò che già si conosceva e cioè che l’Almirante era partito per Parigi da diversi giorni.
De Solis cercò Juan Tomás pure nell’altro palazzo del Prado e in altre abitazioni che l’Almirante possedeva in città evidentemente senza trovarlo.
Il Nostro era ormai lontano e al sicuro con un capitale su cui poter fare affidamento davvero milionario.
Alla notizia del sequestro dei beni dell’Almirante, uno dei primi creditori a bombardare Filippo V con istanze di rimborso fu proprio Pedesina.
S’ingaggiò tra il finanziere e diversi membri del Consiglio di Stato un vero braccio di ferro che si protrasse per molti anni.
La maggior parte dei consiglieri avversava il recupero del debito di Pedesina con fondi dello Stato, avanzando seri sospetti e dubbi sulla buona fede del finanziere. In buona sostanza molti consiglieri propendevano per un raggiro ben architettato in cui Pedesina era stato solo un complice.
L’Almirante fu condannato in contumacia alla morte più infamante che poteva essere comminata come pena per un cavaliere del suo rango: “muerte de cuchillo” (accoltellato).
Filippo V, pur essendo anche lui convinto del raggiro messo in atto dall’Almirante, alla fine autorizzò il pagamento del debito di Pedesina riducendo l’erario della Corona simile a una cassaforte vuota.
Si consolò il re più tardi, nel 1713, quando per effetto del trattato di Utrecht si riservava al n. 10 della “clausola” dello strumento di cessione della Sicilia ad Amedeo di Savoia la piccola ma importantissima Contea di Modica.
E non volle mollarla per nessun motivo fino al 1720.
L’Almirante consegnò a Filippo V qualche palazzo di Madrid e qualche castello in Castiglia ma la Contea di Modica la svaligiò come un inquilino abusivo prima di cedere la casa ai veri padroni.
Sapeva bene che la sua unica fonte di ricchezza era questo territorio, lontano geograficamente dalla sua vita ma tanto importante per il suo cuore e per la sua borsa.
Tuttavia il conte di Modica non avrebbe potuto fare nulla senza le astuzie e l’intelligenza di due siciliani che furono davvero amici fedeli e convinti della sua causa: Bernardo e Baldassarre Arezzo, padre e figlio.
Gli Arezzo, poi, da autentici camaleonti, continuarono nelle loro fortune anche sotto il regno di Filippo V.

CREDITI
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica
Archivo Histórico Nacional (Spagna)
Biblioteca Nacional España
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