Cultura Storia e leggenda

L’invasione di coccodrilli a Ragusa

Un tempo seminavano terrore nel territorio, oggi li cuciniamo

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 Ragusa - Fu certamente una versione ridotta del «Crocodilomorfi Metriorhynchidae» che San Giorgio uccise, nella leggenda, intorno all'anno 300. Come altro definire questo enorme animale marino (foto allegate), mezzo pesce mezzo dinosauro, antenato dell’odierno coccodrillo, se non «drago». Mancava solo che sputasse fuoco. La Sicilia preistorica ne era piena: nel 2015 fu ritrovato a Calatafimi un dentone appartenuto a questi mostri, più di cento milioni di anni fa, e conservato ora al Museo di Storia naturale di Comiso

San Giorgio li combatteva sulla sponda est del Mediterraneo, in Anatolia, ma a quei tempi i coccodrilli popolavano anche l’Isola: originari del Nilo, furono portati dagli arabi per commercializzarne le pelli. Gli allevamenti più grandi furono realizzati alle gole dell’Alcantara e nelle insenature del fiume Ciane, ma scorazzavano pure nella provincia iblea. Anzi, il Ludum Science Center di Catania riporta che proprio nel ragusano, intorno alla prima metà del 700, venne ucciso un enorme coccodrillo. Probabilmente l’ultimo di una serie di esemplari che si erano riprodotti sfuggendo al controllo, visto che l’evento è riportato nei pochi documenti storici arrivati a noi.

Prova della loro presenza sul territorio sono poi le numerose ossa custodite nella chiesa di San Giorgio a Ragusa, nonostante sia stata edificata tra il 1738 e il 1775. Di sicuro allora il grosso rettile anfibio era visto come una creatura pericolosa e mortale. Forse anche per questo la figura del martire cristiano è stata così venerata nei secoli. Una memoria ancestrale che si rinnova ogni 23 aprile anche a Modica, dove sorge il Duomo, durante la festa in suo onore, quando un gigantesco drago mobile viene portato in processione in ricordo della vittoria su quelle bestie terribili, dalle fattezze infernali, diaboliche. Serpenti adamitici troppo cresciuti. Per schiacciarli non basta un calcagno, serve lo zoccolo di uno stallone. 

Con la fine della dominazione araba furono completamente sterminati, non solo in Sicilia, e per motivi squisitamente economici. Oltre alla pelle pregiata c’è pure chi se lo mangia, friggendolo o facendone bistecche alla brace. Chi l’ha assaggiato dice che è squisito. Roba da ricchi: la sua carne costa fino a 150 euro al chilo. In Australia e Sudafrica si sono inventati i “croccoburger”, ma esistono pure ricette sicule: filetto sott’olio con arance, ragù con cipolla di Tropea e pomodori pachino. Insomma, il povero coccodrillo oggi non fa più paura a nessuno: da temuto “drago” mitologico, è diventato una specie protetta, in via d’estinzione in alcune aree del pianeta.


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