Cultura Corsi e ricorsi

La storia del cimitero dei colerosi FOTO

Le fosse comuni di Salemi, in contrada Serrone, e l’epidemia di quasi due secoli fa

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 Salemi - Fosse comuni lontane e scollegate dal centro, in cui i corpi "venivano gettati come si getta il cemento, compressi tra uno strato di terra e uno di malta ”. Il cimitero delle vittime siciliane del colera, nell’entroterra siciliano, è raccontato in un libro: I morti dimenticati, pubblicato quest’anno dalle edizioni Sipirro. Vito Surdo - 81nne medico in pensione originario della cittadina trapanese - narra la prima ondata di epidemia colerica che nell'estate 1837 falciò il Sud e la Sicilia, con un tasso di mortalità oltre il 63%. Allora i numeri dei decessi non erano certo monitorati come oggi: se ne contarono migliaia su tutta l’Isola, in pochi mesi.

Anche allora però ci fu il divieto di assembramento, le merci in quarantena, la gente che non beveva più il vino delle locande nel timore fosse infetto e altre disposizioni, come quelle per la sepoltura. Una lettura che aiuta a inquadrare il Covid come testimone di uno di quei corsi e ricorsi storici vichiani, in cui la storia dell’uomo incappa continuamente. I lavori di riqualificazione dell’area, cominciati 8 anni fa, si sono conclusi nel 2019 e oggi il luogo è un monumento alla memoria visitabile da chiunque.


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