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Lo spettro della baronessa e le suore fantasma di Palermo

Racconti e leggende horror del capoluogo siciliano

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/31-10-2022/lo-spettro-della-baronessa-e-le-suore-fantasma-di-palermo-500.jpg Lo spettro della baronessa e le suore fantasma di Palermo

 Palermo - Non solo la provincia di Ragusa è intrisa di racconti di spiriti insonni, anche Palermo è ricca di storie soprannaturali tramandate oralmente da generazioni. Un lato misterioso della città, che d’altra parte diede i natali a Giuseppe Balsamo: secondo la vulgata più accreditata, noto ai più come il mitico Conte di Cagliostro. In piazza Pretoria, ad esempio, si trova una suggestiva fontana: edificata nel 1554, era destinata a tutt’altro utilizzo. Il progetto era infatti nato per adornare a Firenze il giardino di un palazzo gentilizio del committente, la cui famiglia però non poté pagare e quindi il monumento fu posto nella piazza palermitana, proprio di fronte al municipio. Ma la collocazione della fontana non colpì tutti positivamente: erano gli anni della Controriforma e molti si indignarono per via della nudità delle statue che adornavano la fontana. Pare che tra i tanti indignati ci fosse anche un gruppo di suore, le quali uscivano dal convento nottetempo per coprire la pudenda delle statue con dei lenzuoli bianchi. Per questa ragione, il monumento è chiamato comunemente fontana della Vergogna.

A proposito di suore, nell’apparato metafisico del capoluogo siciliano esistono alcune leggende riguardo a religiose fantasma. Pare, infatti, che durante la realizzazione del Teatro Massimo siano stati abbattuti degli edifici religiosi e che la tomba di una madre superiora sia stata profanata: la suora avrebbe fatto sì che i lavori per il teatro durassero ben 23 anni e che la struttura restasse chiusa per altri 23. C’è chi giura che la monaca si aggiri ancora tra le quinte e per questo venne realizzata una scritta sulla facciata del teatro, in modo da placarne la rabbia: “Vano delle scene è il delitto”. C’è anche la triste leggenda dello spettro di una suora, che si affaccia dal campanile della chiesa della Mercede cercando invano nei secoli la sua bambina (nella foto una sua “apparizione” nel 2013). Si narra, infatti, che la donna fosse in vita una laica che aveva subito una violenza: al parto la figlia, che nonostante tutto era desiderata, le fu tolta e lei fu costretta a chiudersi in convento.

Uno spirito famoso è poi quello della baronessa di Carini, che si ritiene intrappolato nel castello in cui venne uccisa. Gran parte della notorietà della vicenda si deve a uno sceneggiato Rai del 1975, all’interno del quale una ballata cantava la morte della nobildonna, con la voce in dialetto siciliano di Gigi Proietti. La trama vede donna Laura sposata con il barone di Carini: infelice a causa delle nozze combinate, tradisce il marito con un uomo che amava veramente. Padre e marito la assassinarono e lei, nel cadere sul pavimento senza vita, lasciò una sua impronta di sangue sul muro del maniero. Nel racconto si fa cenno alla detta dei Beati Paoli, altrimenti noti come i Vendicosi: sembra che i membri fossero palermitani appartenenti alle classi subalterne che cercavano vendetta, di notte e con il capo coperto da un cappuccio, dai componenti delle famiglie gentilizie. Ne veniva rapito uno alla volta, perché fosse condotto nella Palermo sotterranea e qui processato e giustiziato. 


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