Cultura Racconto di Natale

Nina

Un omaggio della memoria a una donna umile, realmente esistita a Scicli

https://www.ragusanews.com//immagini_articoli/22-12-2021/nina-500.jpg Nina

Erano due gli appuntamenti ai quali Nina non mancava mai nell’anno. Il giorno di Ognissanti e la vigilia di Natale.
Mia madre preparava per lei a Ognissanti il pane votivo che riproduceva il busto reliquiario di san Guglielmo, l’Armasanta.

Lei lo prendeva con devozione dalle mani di mia madre tracciando su di esso un segno di croce. Con un sorriso e un brillio negli occhi, tipico di chi sa di non possedere null’altro se non la vita, biascicava un requiem aeternam dona eis Domine in suffragio delle anime del purgatorio.

Sistemava il dono poi accuratamente in un sacco che immancabilmente portava.
Parlava poco, Nina. Sorrideva tanto e per me, bambino, aveva sempre una carezza che la sua mano dispensava alla mia gota con la delicatezza di chi vuol bene.

Con l’”Armasanta” mia madre le dava pure una grande pagnotta, a ‘nciminata, un pane azzimo che l’avrebbe sfamata per diversi giorni.

Nina aveva capelli bianchi che sembravano lana. Mani rugose consumate dalla soda avevano lavato panni di generazioni d’uomini. Eppure mai un lamento nelle poche parole che mia madre sapeva cavarle, mai un rimprovero o un rimorso.

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Viveva con libertà francescana in una perfetta letizia esistenziale. Lei, umile, dolce creatura, donna senza storia, nata vecchia, attirava benevolmente la mia curiosità infantile.

Si accontentava del poco che il presente le offriva e per questo ogni momento rendeva grazie al buon Dio che l’aveva chiamata alla vita e la nutriva come i gigli del campo e i passeri del cielo.

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Una vigilia di Natale mia madre come di consueto la aspettò ma invano. Lei non venne. Molto tempo dopo sapemmo che Nina era morta.  

Era sgusciata in silenzio come un’ombra fra i vicoli di una città distratta che lei amava girare appoggiata a un bastone da vecchio patriarca necessario per scacciare i cani. Era volata in cielo leggera come un angelo.

Ma io sono certo che ogni vigilia di Natale Nina visita ancora le case nelle quali lei era invitata e accolta.

Lo fa grazie al potente esorcismo del ricordo, non più per ricevere un dono ma per regalare il suo sorriso di sempre, il sorriso buono di una donna speciale che attraversò in punta di piedi il mio tempo e buona parte del secolo breve.

© Tutti i diritti riservati all’Autore. Divieto di riproduzione parziale e totale dell’articolo. Foto di Gino Carbonaro, scattata nel 1956, in via Selinunte a Scicli. 


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