Cultura Mitologia

Quella volta che Ulisse approdò a Ispica

Una sosta di un mese sulle coste ragusane, per rifiatare tra gli incontri con Polifemo e Calipso

 Ispica – Fosse stato per lui, avrebbe proseguito dritto per Itaca: scampato ai massi scagliati in mare da Polifemo e attraversate Scilla e Cariddi, Ulisse avrebbe preferito lasciare le coste siciliane ma la ciurma è provata e teme correnti e tempeste notturne: “Come sfuggire all’abisso di morte, se a un tratto ci coglie una furia di vento di Noto o di Zefiro urlante?” insiste Euriloco (XII, vv. 287-90). E’ anche da questo riferimento ai venti di Mezzogiorno e di Ponente, tipici del versante ibleo e responsabili di bufere, che il professor Melchiorre Trigilia ricostruisce le peripezie dell’eroe sull’Isola nel pregevole libro “I viaggi e i luoghi di Ulisse in Sicilia” individuando nella baia di Porto Ulisse, sul litorale ispicese (foto 1), uno dei punti di approdo del suo viaggio di ritorno verso la Grecia. Una spiaggia intitolata non a caso all’astuto Odisseo e tra gli 8 luoghi del mito inseriti ufficialmente nel registro della Regione.

“Ancorammo nel porto profondo la nave vicino a un’acqua dolce e i compagni scesero dalla nave e prepararono con cura la cena” (305-307). Durante la notte, come predetto dai compagni, il cielo rabbuia minacciando temporali. Ma alle prime luci dell’alba già rischiara e “tirammo a secco il legno ed in cavo speco, dei seggi ornato delle Ninfe, ch’ivi i lor balli tessean, l’introducemmo” (317). «La sorgente poteva essere il fiumicello che allora dai pantani sboccava a mare - nota Trigilia -. Invero l’ampia spiaggia sabbiosa di Porto Ulisse è adattissima per tirare a secco le leggere navi omeriche dal basso pescaggio, mentre la vicina costa della Marza era piena di spelonche dove potersi riparare (ora inesistenti, perché crollate nel tempo, ndr). E nella zona non mancavano oltre le grotte, fiumi, laghi, sorgenti, boschi, dove avevano dimora le Ninfe della mitologia».

“Tutto un mese, senza riposo, Noto soffiò e nessun altro nascea dei venti” (325). I nostri sono dunque costretti a un lungo soggiorno a causa dalle prolungate condizioni meteo marine avverse, in cui per Trigilia sarebbe altrettanto rintracciabile un riferimento alla nostra climatologia. Va ricordato però che Ulisse ha contro Poseidone: il dio degli oceani è il suo più formidabile nemico e - ancora più adirato per aver accecato e beffato con trucco del nome “ nessuno” il figlio ciclope - non aspetta altro che riprenda il largo per scagliargli addosso uragani, trombe marine e quant’altro. Se il tempo pessimo, che peggiora improvvisamente, è una costante dell’epica, c’è tuttavia nella descrizione dei giorni che Ulisse e compagni trascorrono “dispersi per l’isola, d’augelli e pesci in traccia, con archi ed amio di qual altra preda lor venisse alle man”, più di un’eco che richiama la scogliera della Marza (foto 2). La pesca non va granché e gli uomini, affamati, tradiscono il giuramento fatto al capo di non toccare i vitelli del Sole (per non inimicarsi pure Apollo, che poteva forse garantirgli un po’ di cielo sereno) e di nascosto ne arrostiscono alcune “che dalla nave non pascean lontane” (355).

«Potevano ben essere quelli della razza modicana - scrive Trigilia -. Una conferma possiamo trovarla nell’etimo da noi proposto del fiume della Cava d’Ispica, Busaitone, dalle parole greche bous = bue, e aedòn = canto, muggito (…) Anche il tempio di Apollo di cui parla Macrobio, sito nel versante orientale di Porto Ulisse, preesistente allo sbarco dei Libici, come già notava il Cluverio, poté essere eretto per riparare l’offesa» durante la permanenza in quell’area, dove allora il mare penetrava fino dentro pantano Longarini. Cessate le intemperie, l'equipaggio si rimette in acqua ma, in mare, il dio del sole non può nulla contro quello dei terremoti e la bonaccia dura poco: risuperato Capo Pachino, l'imbarcazione viene inabissata da un tornado. Ulisse si lega all'albero maestro per non essere spazzato via insieme ai suoi uomini. Si ritroverà, dopo nove giorni di naufragio, sulle sponde di Ogigia (Ortigia), dove troverà ad aspettarlo Calipso. Lì resterà per ben 7 anni. Ma questo è un altro capitolo.


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