Cultura Ragusa

Ragusa, Caravaggio che non c'è! Si verifichi attraverso il confronto

Caravaggio esposto a Ragusa, interviene il professor Paolo Giansiracusa, storico dell'arte di chiara fama, interpellato da Ragusanews

https://www.ragusanews.com//immagini_articoli/15-05-2022/ragusa-caravaggio-che-non-c-e-si-verifichi-attraverso-il-confronto-500.jpg Il professor Paolo Giansiracusa, storico dell'arte di chiara fama, interviene su Ragusanews

Ragusa - Mi viene chiesto di mettere in evidenza alcuni elementi stilistici che caratterizzano la pittura degli ultimi anni del Caravaggio. Ciò col proposito di verificare se essi siano presenti  nel supporto colorato raffigurante San Giovanni Battista disteso. Lo faccio con la consapevolezza di aiutare gli organizzatori dell’evento ragusano, nonchè i visitatori dell’esposizione in corso, a comprendere quali siano gli elementi tecnici, formali ed espressivi in comune tra la tela esposta e le ultime opere del Merisi, quelle eseguite nella sua più drammatica stagione creativa.

Nella ricerca della verità invito di evitare polemiche che possano portare a inutili fraintendimenti.  Tutto ciò che si mostra e si manifesta deve sempre svilupparsi su linee di rispetto nei confronti della storia e di chi guarda. E’ con questa responsabilità morale e culturale che in questo momento penso ai siciliani e ai ragusani in particolare. La tecnica pittorica del Caravaggio, in particolare quella degli ultimi tempi, è veloce e si sviluppa con passaggi di materia cromatica povera su supporti privi di preparazione. Non ci sono rimasticature e sovrapposizioni materiche. Si veda in tal senso il Martirio di Sant’Orsola partenopeo dove il colore già nel pennello si fa disegno e materia, luce ed espressione. Lo stesso non può dirsi per il San Giovanni dove una luce tagliente brucia i piani e cancella la modulazione plastica. Nel Merisi non ci sono incertezze nel passaggio spaziale tra il primo piano e il fondo; alle figure, attraverso un morbido tonalismo (di matrice lombardo-veneta), è affidato il compito di accompagnare l’osservatore nella penetrazione spaziale. Utile può essere in tal senso lo studio del San Francesco in meditazione di Palazzo Barberini (replicato da molti) in cui il ritmo serrato delle mezze tinte mette a fuoco le rocce del fondo alla stessa maniera della trama del saio in primo piano. Purtroppo non è così nel San Giovanni dove il fondo è inespressivo e la figura sembra adattata ad esso come un ritaglio.

La posa dei volti nel Caravaggio non è mai costituita da un netto profilo, neanche quando la luce violenta crea  contrastanti chiaroscuri. Nei profili dei personaggi, dal taglio compositivo sfuggente,  che popolano i due capolavori messinesi del Merisi si nota come attraverso la fronte e le palpebre degli occhi, come grazie alla carnosità delle labbra e del volume del mento, c’è sempre l’intento di cercare, nella finzione pittorica della rotazione volumetrica, ciò che dell’anatomia si annega nel piano. Caravaggio dipinge come se modellasse un altorilievo che consente di leggere il sottosquadro retrostante. Caravaggio modella sempre il volto nelle sue linee di contenimento, evitando quei solchi grafici che potrebbero ridurre i profili a delle sagome inespressive. Ciò purtroppo non si nota nel San Giovanni in questione. Qual è la conclusione? Ognuno tragga la sua. Per il resto spero che qualcuno abbia in tasca i documenti storici utili a portare luce laddove al momento non credo di vederne.  


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