Cultura Ragusa

Tre chiese, molti fantasmi: quando l’eterno riposo è rimandato FOTO

Non solo palazzi e fortezze, anche basiliche e cattedrali sono infestate da antiche presenze

 Ragusa – Il Castello di Donnafugata (foto 1) è intriso di storie di fanciulle in fuga o rapite, per amor proibiti vissuti tra le sterminate stanze e il cortile della residenza: quando non è Bianca di Navarra a correre su per le scalinate, inseguita dal conte di Cabrera, c’è Clementina Paternò rincorsa dallo zio barone per impedirne l’unione col visconte de Lestarde. Ma nel Ragusano, crocicchio di miti e leggende, non sono solo torri e manieri ad essere popolati dai fantasmi: pure nelle chiese ci sono anime in pena.

La prima è quella dell’Annunziata a Chiaramonte Gulfi, accanto all’Arco (foto 2): si narra che nel 1299 i soldati francesi vi penetrarono e interruppero la messa proprio all’elevazione del calice, uccidendo prete e fedeli. Allo scoccare della mezzanotte però, mentre i militari facevano bagordi nelle campagne, la campana si mise improvvisamente a suonare da sola. Una forza ultraterrena li trascinò come zombie in chiesa, insieme ai cittadini uccisi e risorti, per assistere alla liturgia che ricominciò esattamente dal punto in cui si era fermata. Al momento della benedizione, un terremoto scosse le fondamenta dell’edificio spalancando un voragine infernale sotto i piedi dei francesi, che si richiuse su di loro appena inghiottiti. “Andate in pace”.

Una seconda leggenda è legata alla chiesa di Santa Maria di Valverde a Ragusa (foto 3), o meglio all’ex monastero carmelitano femminile che un tempo vi aveva sede. Qui si racconta di una ragazza costretta dai genitori a prendere i voti e dimenticare un amore ritenuto indegno. A nulla valsero i pianti della giovane che, disperata, una notte si buttò dal balcone del convento. La famiglia cercò invano di nascondere il suicidio, che puntualmente saltò fuori insieme al fantasma della vittima: da allora alcune suore iniziarono a vederne apparire ogni tanto l’immagine nell’oscurità, insieme al suono di leggero tintinnio di campane.

La terza storia è quella degli sposi della Chiesa delle Santissime Anime del Purgatorio a Ibla, in piazza degli Archi (foto 4), dove una volta sorgeva un palazzo nobiliare in cui viveva una giovane coppia appena convolata a nozze. Un sacerdote s’invaghì della ragazza: rifiutato, per vendicarsi nascose una Bibbia protestante in casa dei due, denunciandoli per eresia. Giustiziati dalla Santa Inquisizione, i loro spiriti non ne vollero sapere di lasciare il loro ido d’amore, continuando ad aggirarsi per il palazzo. Al che il prete, pentito, decise di edificarci sopra una chiesa dedicandola appunto alle loro Anime, perché trovassero finalmente pace.


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