Tre cantieri, lungo uno stesso asse viario, senza che nessuno si ponga il problema dei tempi complessivi.
di Gabriele Giannone
Ragusa – Venticinque chilometri. Un’ora di viaggio. E non siamo sulla Salerno-Reggio Calabria di qualche decennio fa. Siamo nel cuore della provincia di Ragusa, in un normalissimo giorno del 2026.
Il racconto è quello di un automobilista che parte da Ispica e deve raggiungere Ragusa. Un tragitto ordinario, quasi banale. Almeno sulla carta.
Si parte. Direzione Modica, lungo la Ispica-Modica. Pochi chilometri e arriva il primo stop. Semaforo. Contrada Beneventano. Scavi Enel. Rosso.
Quattro minuti di attesa, bastano.
Pazienza. Si riparte.
Il viaggio prosegue verso Modica e poi in direzione del ponte Guerrieri. Ma anche qui la strada si ferma. Un altro semaforo regola il traffico per i lavori previsti da ANAS.
Questa volta il rosso sembra non finire mai. Due rotazioni, forse tre .
Quindici minuti di attesa.
Quindici minuti fermi in auto, per percorrere una strada che ogni giorno dovrebbe collegare città, ospedali, uffici, attività commerciali. Una delle arterie principali della provincia.
Finalmente verde. Si riparte.
Direzione Ragusa. Ponte Costanzo.
E quasi viene da sorridere. Perché ad aspettare l’automobilista c’è un altro semaforo. Il terzo.
Rosso.
Altri nove minuti di stop.
Alla fine il conto è semplice: per andare da Ispica a Ragusa, circa 25 chilometri, è servita un’ora.
E il problema è che il viaggio non è ancora finito. Perché bisogna anche tornare a casa.
È questa la viabilità della provincia di Ragusa nell’estate del 2026? È normale che tre cantieri, lungo uno stesso asse viario, vengano gestiti senza che nessuno si ponga il problema dei tempi complessivi di percorrenza?
Qualcuno ha mai provato a salire in macchina a Ispica e arrivare a Ragusa nelle ore di maggiore traffico?
Perché il problema, ormai, non sono soltanto i cantieri. I lavori sono necessari. Nessuno pretende che le strade si sistemino da sole.
Il problema è il silenzio.
Il silenzio di chi dovrebbe alzare la voce. Di chi rappresenta il territorio. Di chi dovrebbe bussare alle porte di ANAS, degli enti gestori, delle società che aprono i cantieri e chiedere almeno una cosa semplice: coordinamento.
Invece nulla.
Si continua a tagliare nastri, inaugurare opere, sorridere davanti agli obiettivi dei fotografi e celebrare ogni piccolo risultato come se non ci fosse un domani.
Poi si spengono le telecamere.
E i cittadini restano al semaforo.
Quattro minuti sulla Ispica-Modica.
Quindici minuti al ponte Guerrieri.
Nove minuti al ponte Costanzo.
Venticinque chilometri. Un’ora.
E adesso bisogna pure tornare indietro.
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