"Chi sta con Bambi?"
di Redazione
Ragusa- Nel Ragusano un centinaio di daini rischia l’abbattimento se, entro trenta giorni, non si troverà una soluzione alternativa. Lo ha deciso la Regione dopo un vertice, venerdì scorso nella Sala Giunta del Comune di Ragusa, tra il dirigente regionale Tullio Serges e le associazioni Lav, Leidaa e Legambiente, promosso dal sindaco Peppe Cassì e dall’assessore con delega alla tutela degli animali Andrea Distefano.
Scrive Vincenzo Jannuzzi, portavoce del Comitato Non Sono Indifferente: “In questi caldi giorni di agosto la provincia di Ragusa ha dato il via al “Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica” approvato dalla Regione Siciliana nel marzo del 2025 che prevede l’ abbattimento dei daini nel territorio provinciale.
Il piano mira, testuali parole, ad “eradicare/eliminare alcune specie in particolare: Muflone, nutria, cervo, daino e le capre inselvatichite presenti in numerose isole minori della regione (come le Eolie e Ustica)”.
È in atto un acceso dibattito con le associazioni animaliste e ambientaliste che ha coinvolto migliaia di cittadini, grandi e piccoli che sono contrari a che i daini vengano uccisi.
Si è svolto giorno 28 un confronto tra l’ente regionale competente e le associazioni ospitato dal sindaco di Ragusa Peppe Cassì e dall’assessore Andrea Distefano.
L’incontro ha avuto come effetto la sospensione temporanea degli abbattimenti: la regione ha concesso 30 giorni alle Associazioni Animaliste per presentare proposte alternative alla soppressione.
Non riteniamo che non sia un problema gestionale o la modalità più o meno cruenta di come vadano eliminati i daini. I daini non vanno soppressi.
La Regione sino ad oggi non aveva accettato soluzioni alternative quali il trasferimento in una zona dedicata a loro, citando il divieto di dispersione sul territorio e lo “stress per gli animali”. Pertanto è meglio ucciderli.
Invece di sterminare 100 daini (non si sa neanche quanti siano) si potrebbe pensare di valorizzare la loro presenza nei boschi iblei.
I potenziali danni a colture ed eventuali pericoli alla circolazione vanno dimostrati con eventi documentati.
Tanti abbiamo visto il film Bambi e ci siamo commossi durante la scena dell’uccisione della mamma da parte di un bracconiere e ricordiamo la paura e la drammatica fuga nel bosco del piccolo mentre imperversa l’incendio. Ma oggi, cosa proviamo?
Questa volta non è un film ma la dura realtà su cui possiamo intervenire prima che sia troppo tardi”.
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