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25/03/2026 18:54

Daniela Santanchè si è dimessa, la ministra per il Turismo lascia dopo il pressing di Meloni

«Cara Giorgia, sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri»

di Redazione

Roma – Alla fine ha ceduto: dopo aver confermato la sua agenda di mercoledì 25 marzo per dar prova di non voler lasciare la poltrona da ministra, Daniela Santanchè si è dimessa dall’incarico di titolare del Turismo.

Dopo la vittoria del no al referendum sulla Giustizia, la premier Giorgia Meloni ha voluto fare «piazza pulita»: e così sono arrivate le dimissioni di Giusi Bartolozzi – capa di gabinetto del ministero della Giustizia – e del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.

Con una nota, Palazzo Chigi asupicava, martedì sera, «che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè». Santanchè, finora blindata dal governo nonostante i suoi problemi giudiziari (ha superato indenne tre mozioni di sfiducia del centro sinistra), ha ignorato quella nota fino all’ultimo.

Ma poi l’ipotesi di una sconfessione in Parlamento, con una mozione di sfiducia già programmata per lunedì 30 marzo, e avallata dalla maggioranza, deve averle fatto cambiare idea. La possibilità di essere estromessa dal governo in Aula pubblicamente, con l’appoggio o l’astensione dei suoi amici di coalizione alla mozione delle opposizioni, deve esserle sembrata inaccettabile. Una gogna impossibile da vivere, per lei, ex socia di Briatore e regina dei salotti mondani sempre con tacco 12. Meglio allora dimettersi, lasciando prima di diventare un caso.

La nota di Santanchè: «Non vorrei essere un capro espiatorio»
E farlo con una nota destinata a fare rumore.

«Cara Giorgia», si legge, «ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.

Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.
Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire «obbedisco» e a fare quello che mi chiedi.

Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento».

Gelida la chiusa: «Cari saluti».

Stasera – a quanto si apprende – Santanchè non tornerà nella sede del ministero del Turismo, dove era rimasta fino alle 15.

I guai giudiziari
Che Santanchè dovesse/potesse lasciare il governo era nell’aria da tempo. Non tanto per le critiche per le sue quote al Twiga di Forte dei Marmi, prontamente vendute per non essere accusata di conflitti di interessi, o per la campagna pubblicitaria Welcome to meraviglia, che aveva suscitato critiche in tutto il mondo. Ma per i problemi giudiziari seri. Era il giugno 2023 quando emerse la prima indagine che riguardava la gestione di Visibilia Editore e l’accusa di bancarotta e falso in bilancio. La Procura di Milano indagava sul crac di Visibilia e Ki Group già dal novembre 2022, ma la notizia era emersa pubblicamente a seguito di un’inchiesta della trasmissione Report. L’ipotesi principale era legata a «conti inattendibili» dal 2016 in poi, con la contestazione di aver ritardato l’emersione di un dissesto patrimoniale significativo. La ministra Santanchè, nel luglio 2023, dichiarò di non aver mai ricevuto avvisi di garanzia e di aver appreso di essere indagata dai media.

A questa prima inchiesta se ne sono aggiunte altre: la ministra è finita nel mirino dei pm per ipotesi di truffa all’Inps (i dipendenti della sua società continuavano a lavorare nonostante fossero in Cassa integrazione) e a febbraio scorso è emerso che era indagata per ipotesi di concorso in bancarotta per Bioera spa, società del settore dell’alimentare biologico già quotata in Borsa, presieduta da Santanchè sino al 2021 con il suo ex compagno Canio Giovanni Mazzaro tra gli amministratori, e messa in liquidazione giudiziale nel dicembre 2024 dalla sezione crisi d’impresa del Tribunale civile di Milano.

Il nome di Santanchè compare anche nelle indagini sulla sospetta vendita della villa in Versilia di Francesco Alberoni, acquistata da Dimitri Kunz D’Asburgo, compagno di Daniela Santanchè, e da Laura De Cicco, moglie del presidente del Senato Ignazio La Russa per 2,45 milioni di euro e rivenduta in meno di un’ora dal rogito, all’imprenditore Antonio Rapisarda per 3,45 milioni. Da quanto si apprende, la Guardia di finanza è stata delegata ad indagare per riciclaggio sui flussi di denaro e la destinazione della plusvalenza di un milione e verificare se, parte della somma, sia servita per coprire i debiti di Visibilia.

La ministra non si è mai scomposta: anche quando le hanno rinfacciato di aver regalato borse false (a Francesca Pascale, per la precisione), lei ha sostenuto di essere solo oggetto di invidie («Tacco 12, borse e vestiti: io rappresento tutto ciò che detestate», disse alle opposizioni in uno show in Aula), e in tutti questi mesi ha sempre respinto le accuse, cercando di rimandare un eventuale rinvio a giudizio per evitare di dover prendere una decisione difficile. Quella che, alla fine, è stata costretta ad annunciare.