di Redazione

Insieme a lei ho compiuto i primi due viaggi a Mosca, nel 2003 e due anni dopo.
Nel novembre del 2007 è approdata di nuovo in Russia ma non più come scanzonata studentessa della facoltà di lingue e letterature straniere dell’Ateneo catanese, bensì nelle vesti di stagista presso l’ambasciata italiana prima e presso l’unica scuola italiana dopo, la stessa in cui lavoro io.
Forse la rigidità del clima o la nostalgia di casa, o semplicemente la stanchezza accumulata in un anno intensissimo di lavoro le hanno fatto prendere, ormai da mesi, la decisione di tornare in Sicilia. Almeno per ora, dice lei…
Sento ancora il freddo di oggi pomeriggio sulle punte delle dita.
L’aria secca e tagliente, le vetrine illuminate a festa, la gente a frotte dietro le bancarelle della piazza del Maneggio, tra gli alberi di Natale giganti in attesa dell’apertura di Piazza Rossa.
All’improvviso, il buio della sera e, meraviglia delle meraviglie, si accendono migliaia di luci colorate e San Basilio sullo sfondo, il Cremlino a destra, i “Gum” a sinistra, il Museo storico dietro le spalle creano un’atmosfera da paese dei balocchi coi loro colori sgargianti e quasi innaturali.
Le ultime foto dentro ai Magazzini di Stato, le ultime compere frettolose, le ultime battutacce in siciliano in fila alla cassa di “Sojuz”.
Credo non dimenticherai questo pomeriggio in giro per la città che ti ha ospitato nell’ultimo anno.
Triste e allegra, sadica e materna. La nostra Mosca.
Scrivo di getto perché le emozioni si accavallano e si spintonano senza rispetto.
È difficile pensare di tornare e non trovarti, non dover aspettare il tuo arrivo dall’Italia.
Più che un’amica, la sorella che non ho mai avuto nella realtà.
Dai banchi delle aule universitarie catanesi alle cattedre della capitale russa. Da studentesse emozionate nel giorno della discussione delle nostre tesi, al ruolo arduo e delicato di insegnanti.
Mosca ci conosceva già da un pezzo.
Ci aveva viste con la schiena piegata sui libri nelle immense e affascinanti sale della “Biblioteca imeni Lenina” a ricercare materiale su Bestuzhev e Majakovskij, incerte sulla scelta dei prodotti alimentari dietro ai banconi dei supermercati, irritate per il tremendo caldo di un giorno di maggio ai “Chistje Prudi”, meravigliate e sorridenti quando abbiamo visitato per la prima volta il cimitero di Novodjevichi, emozionate e silenziose all’uscita del mausoleo di Lenin.
Ti ho anticipata nel ritorno, in quel ritorno fortemente voluto e sognato, progettato insieme.
Di nuovo qui, sotto il sole impietoso di maggio e la gelida neve di dicembre.
Di nuovo lungo le strade di questa città che ci ha rapite alle nostre famiglie, alle nostre vecchie vite e ci ha regalato responsabilità enormi, sorrisi sinceri, dolori alle articolazioni, pericolosi sbalzi di temperatura e momenti di rabbia incontrollabile. Ma nulla, mai nulla, mai nessuno durante questo anno in parte tremendo, in parte fantastico, è riuscito nemmeno per un attimo a spezzare il filo dell’amicizia che coltiviamo da quasi un decennio. E di paroloni ne sono volati parecchi quando la tensione ha raggiunto i suoi massimi livelli e la stanchezza eccessiva ci ha trasformate in essere quasi privi di raziocinio!
Ho ritrovato il piacere di parlare il mio dialetto, di avere accanto qualcuno che mi capisse con un solo sguardo, che mi confortasse nelle situazioni difficili, che gioisse con me in quelle allegre, ho dormito sogni tranquilli sapendo di poter contare su un’Amica in qualsiasi momento del giorno e della notte.
Hai deciso di tornare a casa per sempre. La tua “missione” è finita, il sogno è stato realizzato ed è venuta per te l’ora di salutare Mosca, i suoi palazzi, le sue strade, la sua gente. La sua aria stasera gelida.
Sembrava un giorno lontanissimo…ed eccolo! Eccolo per entrambe. Si chiude un capitolo importante, suggellato oggi pomeriggio con qualche lacrima venuta giù nel bel mezzo della confusione di una stazione di metro. Sono proprio “scappate” dai tuoi occhi senza che tu potessi controllarle!
Che strano, eri stata forte fino a dieci minuti prima e nei giorni precedenti…non ci sarebbe stato motivo di piangere: tra una settimana prenderemo di nuovo il volo per un’altra destinazione…e torneremo a vederci spesso, ad ogni mio rientro in Italia, com’è sempre successo…
Ma io ho capito, sai?! E anche se non so ridire perché adesso non è facile districare i fili attorcigliati dell’anima e tradurre in frasi composte i sentimenti, ho afferrato tutte le parole che non hai detto e tutte le emozioni che in quel preciso momento si sono affollate nella tua mente. Ci penso da giorni e giorni, provo a ingannare me stessa facendo finta di dimenticare, allontano i ricordi più belli, mi distraggo con mille altri pensieri, ma lo so che sarà dura non avere accanto la tua allegria.
Mi mancherai…
Dasvidanjia
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