Attualità
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03/03/2013 13:50

Deciso. Se piove il Gioia non uscirà

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Si vanificherebbe il restauro

di Maria Stella Spadaro

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La pioggia rovinerebbe la statua restaurata
La pioggia rovinerebbe la statua restaurata

Scicli – Domenica 3 marzo 2013.

Scicli, ex Camera del Lavoro.

Ore 10:45.

L’Arciconfraternita di Santa Maria La Nova tiene una riunione con i portatori del Cristo Risorto. È una riunione PUBBLICA: “La cittadinanza è invitata a partecipare” – così tuonava, per chi non l’avesse compreso, il comunicato stampa.

90 minuti di incontro-scontro e la decisione è presa: in caso di pioggia il “Gioia non esce”.

Ma come si arriva a questa conclusione?

Il primo a parlare è il Rettore-Presidente dell’Arciconfraternita, Giovanni Agosta. Il suo discorso ruota intorno ad un unico punto fermo: non si può rischiare di  deteriorare ulteriormente la statua, il cui restauro ha avuto un costo che, forse, dovrà essere sostenuto completamente dall’Arciconfraternita.
Portatori e confrati devono, quindi, trovare una soluzione.

Gli interventi altisonanti dei portatori presenti si sovrappongono rapidamente l’uno all’altro e comprendere il tutto è alquanto difficile. Il confronto non esiste. Chi ha un tono di voce più alto “vince”.
Si fa un excursus di tutti gli errori compiuti negli anni e ognuno ha una sua opinione sull’andamento di questo o di quell’altro accadimento. Se, intanto, mentre “ci si confronta”, arriva un portatore storico, allora, qualcuno si prodiga immediatamente a riassumergli quanto detto per permettergli di avere una chiara visione  complessiva di ciò che si è perso.

Ma quanti sono i portatori intervenuti? Meno della metà.
Dalle parole di qualcuno di loro si evince che esistono tre tipi di portatori: i giovani presenti che, puntuali, assistono ad un incontro per loro importante; i portatori storici presenti la cui esperienza e la cui forza fisica valgono a conferirgli un “peso” maggiore rispetto al primo gruppo e i portatori storici assenti, senza i quali è difficile fare atto di responsabilità.

Si arriva ad una prima conclusione: i danni arrecati alla statua, nella Pasqua 2012, sono da attribuire in parte ai portatori, che non si sono resi conto delle eventuali conseguenze, e in parte all’Arciconfraternita che non si è saputa imporre.

Di nuovo, poi, le voci si accatastano e gli specchi dell’ex Camera del lavoro riflettono in successione sequenze esagitate di un film che si ripete sempre uguale a sé stesso. È l’altra faccia della Pasqua.

Arriva, poi, in corsa, la seconda e definitiva conclusione: se piove la statua non uscirà dalla Chiesa.

Ma chi impedirà che avvenga il contrario?

 I confrati schierati come opliti davanti alla porta impediranno l’uscita. E se, per caso, questo non dovesse servire basterà “contattare” qualche portatore storico che sarà pronto a convincere i dissidenti o, in casi estremi, a passare, subito, dall’altro lato della barricata.

Le parole di un confrate riconducono fortunatamente alla sorgente: “Non si tratta di un trasloco, ma di una processione. Bisogna mantenere la fede anche quando si è in massa. Non bisogna perdere la cognizione. Le persone intelligenti lo capiscono.”

La riunione è conclusa.

Verranno avvisati gli assenti delle decisioni prese.

Alcuni portatori sono disposti ad aiutare i confrati nella vendita dei biglietti per recuperare somme utili a pagare il restauro.

La “parola” data è garanzia di responsabilità.

Nel caso in cui, però, la foga del momento o l’essere “incompetenti” su potenziali danni oggettivi dovessero far venire meno la parola data, ecco che allora scatterà lo schieramento.

Ancora una volta la forza fisica vince sulla razionalità, vince sul confronto dialettico.

“Le persone intelligenti lo capiscono”.