Il governo non rinnova i benefici dell’imposta sostitutiva al 10%
di Giuseppe Scarpata
Ragusa – Sono circa 5.000 i lavoratori della provincia di Ragusa che hanno usufruito, secondo uno studio della Uilcem Ragusa, per il periodo 2008- 2011, dell’imposta sostitutiva al 10% rispetto al pagamento dell’Irpef ordinaria.
La detassazione degli emolumenti e degli accessori di busta paga, introdotta nel secondo semestre del 2008 per i lavoratori del comparto privato, è stata applicata, oltre che ai premi d’incremento produttività e ad altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa, anche per le indennità medie di turno, lavoro straordinario, istituti di reperibilità e chiamata al lavoro, su un plafond massimo detassabile di 6.000 euro, per un reddito di accesso al benefit fiscale di 40.000 euro lordi annui.
Tale opzione fiscale, rinnovata con provvedimenti governativi ad hoc che ne hanno aumentato il ticket massimo di reddito d’ingresso fino al 2011, è stata a costo zero per le imprese e, in ambito nazionale, ha portato nel triennio di riferimento ad un gettito imponibile di oltre 10 miliardi di euro.
In provincia, tale strumento è stato utilizzato solo per cinquemila lavoratori, con contratto stabile, nei settori dell’industria, del commercio e dell’edilizia, con un’efficacia di liquidità di spesa che, come Uil, abbiamo stimato tra i 15 ed i 30 milioni di euro. Evidentemente, non tutte le aziende iblee applicano condizioni di miglior favore per i propri dipendenti; almeno il doppio dei lavoratori, rispetto alla stima, avrebbe potuto usufruire della tassazione agevolata, allargando il gettito delle maggiori entrate in busta paga e favorendo un rilancio ulteriore dei consumi. Ma così non è stato.
A tutto questo si aggiunge il fatto che il governo nazionale non ha ancora emanato il provvedimento per assicurare la possibilità di detassazioneanche per il 2012 e che ne individui gli effettivi parametri di riferimento (plafond massimo detassabile/reddito di accesso). Si rischia così che, oltre alle vecchie e nuove tasse previste, gli addetti dell’industria, dell’edilizia, del commercio e dell’artigianato territoriale, ma anche nazionale, trovino meno risorse in busta paga, conseguenza di minor spesa, con buona pace dell’economia ragusana, che girerà con qualche decina di milioni di euro in meno, per il solo anno corrente.
Nel triennio 2008 – 2011, infatti, l’applicazione della tassazione secca al 10%, in provincia di Ragusa, ha prodotto un gettito di circa 30 milioni di euro, per un salario medio sottoposto a tassazione agevolata di circa 1.500 euro. Se al minor guadagno dei lavoratori, per la mancata applicazione della tassazione al 10% sugli accessori di busta paga, aggiungiamo l’ingresso dell’IMU e la rivisitazione al rialzo delle aliquote Irpef regionali e comunali, che rappresentano un fardello fin troppo pesante per il reddito già debole e fiacco dei nostri lavoratori, ci sarà, e diverrà inevitabile, un’ulteriore riduzione dei consumi al dettaglio, per le spese correnti e anche per quelle programmate. Se il reddito dei lavoratori non verrà garantito e tutelato, se una politica di vero sviluppo non sarà processata da chi ci governa, sarà la catastrofe, quella vera, non solo a Ragusa, ma in tutta Italia.
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