Attualità
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07/06/2007 00:51

Di Stallo: il mio bilancio all’Ato Ambiente

di Redazione

La gestione del presidente Di Stallo non è in discesa. Del resto la raccolta dei rifiuti solidi urbani non è mai stato un servizio di facile gestione. Anzi, spesso spina nel fianco di solide amministrazioni comunali, è sicuramente uno degli scogli che un sindaco non vorrebbe mai trovarsi davanti. Così i sindaci sono restii a fidarsi di un presidente di centrosinistra che rappresenta soltanto una piccola parte di essi, le imprese di raccolta scalpitano, i sindacati cominciano a paventare una riduzione di posti di lavoro e i cittadini temono di pagare bollette salate e rimanere con la spazzatura sotto casa.
Non era quello il momento giusto per mollare?«Affatto. Dopo mesi di trattative, più o meno lunghe e delicate, finalmente nel maggio del 2005 riuscimmo a formare un Comitato esecutivo dove tutte le anime erano rappresentate con un punto di equilibrio nel presidente».
A questo punto l’Ato ambiente potrebbe lavorare speditamente se non fosse per l’eterno dibattito, aperto e mai chiuso, sull’opportunità di lasciare la gestione pubblica, al privato o mista di servizi di tale portata. Contrasti, questi, che hanno allungato i tempi?
«Sicuramente. Infatti in un primo momento abbiamo lavorato per affidare la gestione del servizio unico all’esterno, ma poi l’intervento dei sindacati ha determinato la modifica del programma a favore di una società mista. Infine con l’avvento del decreto legislativo 152/06, che regolamenta la materia, è stata esclusa la possibilità di dare a società mista questo tipo di servizio
e quindi siamo stati costretti a ricominciare da capo per affidare il servizio all’esterno. Su queste basi abbiamo chiesto l’attuazione di un protocollo di legalità alla prefettura».
Nel frattempo l’Ato come va avanti? «L’Ato intanto regolamenta le attività dei Comuni, avvia le procedure per la realizzazione degli impianti sul territorio per la raccolta differenziata. Nell’agosto del 2006 l’Agenzia regionale rifiuti inizia il processo di trasferimento della gestione delle discariche all’Ato concluso di recente con l’acquisizione dei Comuni di Scicli e Vittoria. Mentre per quanto riguarda gli appalti dei servizi precedenti al decreto legislativo 152/06, riaffidiamo l’incarico per aggiornare i piani comunali consegnati proprio nei giorni scorsi».
Qual è lo stato attuale della società? «La gestione è operativa – afferma Di Stallo – con due impianti di compostaggio (il primo a Vittoria sarà consegnato a settembre mentre si lavora al secondo a Ragusa) in corso di realizzazione e un fatturato di quasi 20 milioni di euro. L’ufficio tecnico operativo lavora spedito e senza assunzioni di comodo. A questo punto siamo arrivati con il lavoro di tutti. L’ufficio conta un responsabile tecnico e uno amministrativo”
Quanti dipendenti potrà contare la società? «Si arriverà a un organico di circa 400 persone».
Ci sarà un’equiparazione di costi nei Comuni? «Di costi no per ogni comune si appoggia su un proprio piano con la possibilità di personalizzarlo. L’equiparazione sarà invece nel livello del servizio».
Cosa trova il suo successore? «Oggi chi subentra nella gestione di
questa società ha bisogno di proseguire senza soste nell’attività relativa alla gestione delle discariche. E non solo. Deve anche fare partire la raccolta differenziata dei rifiuti, visto che abbiamo già predisposto tutta la documentazione necessaria per bandire la gara: entro quest’anno bisogna raggiungere il 20 per cento. Esistono già tre centri comunali di raccolta, realizzati e che devono essere attivati in tempi stretti. Questa società, oggi, è arrivata a essere perno del sistema di raccolta e smaltimento di rifiuti in provincia».
Una scommessa vinta, la sua. Perché tirare i remi in barca?
«Rispetto le regole del sistema politico e per questo ho dato la mia disponibilità. Chiunque prenderà il mio posto però dovrà essere in grado di far funzionare l’ingranaggio. Fermarsi adesso significherebbe paralizzare la società e fare un brusco salto nel vuoto».