Con “The Lady Is a Tramp” la coppia più imprevedibile del Festival riscrive un classico
di Redazione
Sanremo – Alla fine ha vinto l’audacia. La serata delle cover del settantaseiesimo Festival di Sanremo incorona Ditonellapiaga e TonyPitony, protagonisti di una versione sorprendente e sofisticata di The Lady Is a Tramp, lo standard jazz del 1937 che attraversa quasi un secolo di storia della musica e che, da Frank Sinatra a Ella Fitzgerald, fino a Lady Gaga e Tony Bennett, ha sempre rappresentato un manifesto di anticonformismo.
La loro interpretazione non è un semplice omaggio, ma una vera reinvenzione. L’Ariston si trasforma in un piccolo club teatrale, sospeso tra Broadway e il presente. Ditonellapiaga domina la scena con la sua cifra elegante e ironica, mentre TonyPitony — maschera da Elvis Presley, postura da attore consumato — costruisce un contrappunto scenico che mescola seduzione e straniamento. Il risultato è un numero completo, coerente, capace di unire tecnica vocale e visione artistica. Sul podio al secondo posto Sayf con Hit The Road Jack, brano reso immortale da Ray Charles, con Alex Britti e Mario Biondi in versione Blues Brothers; al terzo Arisa con Quello che le donne non dicono, brano manifesto di Fiorella Mannoia, interpretato con il Coro del Teatro Regio di Parma.
Era uno dei duetti più attesi, forse il più imprevedibile. E il pubblico, che già nelle ore precedenti aveva incoronato Ditonellapiaga come possibile rivelazione del Festival, ha trovato conferma a quelle aspettative. Composta da Richard Rodgers e Lorenz Hart per il musical Babes in Arms, The Lady Is a Tramp nasce come una satira dell’alta società americana. La protagonista è una donna che rifiuta le convenzioni, che non si adegua, che rivendica la propria indipendenza. Una dichiarazione di libertà che, quasi novant’anni dopo, trova una nuova forma proprio nella rilettura di Ditonellapiaga e TonyPitony.
Ditonellapiaga e TonyPitony, due predestinati
Non è un caso. Il loro incontro è, prima ancora che musicale, simbolico. Lei, cantautrice capace di attraversare pop e sperimentazione con leggerezza colta. Lui, figura volutamente sfuggente, più progetto artistico che semplice cantante.
L’idea del duetto nasce quasi come una scommessa. TonyPitony stesso aveva raccontato con ironia la sua distanza dal Festival: «Sanremo ti apre la porta, ma arrivi all’italiano sul divano, e io ho sempre paura di quell’italiano lì». Eppure, una volta su quel palco, il suo linguaggio è stato vincente. Ditonellapiaga e TonyPitony costruiscono un numero che non cerca la nostalgia ma la reinvenzione. Non imitano Sinatra né Bennett. Non replicano Lady Gaga. Riscrivono il brano secondo la loro grammatica: teatrale, consapevole, contemporanea.
TonyPitony, il mistero che dal web è arrivato all’Ariston
Dietro il nome TonyPitony si nasconde, secondo molti, il performer siciliano Ettore Ballarino, classe 1996. Ma la sua identità, come tutto nel suo universo artistico, resta parte della narrazione. Maschera da Elvis Presley, formazione teatrale e una concezione della musica come performance totale: TonyPitony è un cortocircuito continuo tra autenticità e finzione.
Prima attore che cantante, ha costruito il proprio percorso lontano dai canali tradizionali. Il primo momento di visibilità risale al provino per X Factor nel 2020, ma è sui social e sulle piattaforme di streaming che il personaggio esplode davvero. Brani come Culo, Mil’ano e Mi piacciono le nere diventano virali, dividono, provocano. Testi espliciti, ironici, volutamente destabilizzanti, sostenuti però da una costruzione musicale solida e consapevole.
Il suo è un progetto concettuale prima ancora che musicale. La maschera non nasconde: rivela. Protegge l’uomo e libera il performer, permettendogli di muoversi in uno spazio ambiguo dove teatro, musica e provocazione si confondono. E i suoi riferimenti vanno da Elvis Presley alla tradizione del musical. Nel 2026 arriva la consacrazione mainstream: la sigla ufficiale del FantaSanremo, Scapezzolate, milioni di ascolti, tour sold out. E infine l’Ariston. Il luogo dove ogni outsider smette di essere tale.
© Riproduzione riservata