di Redazione

Ragusa – Dopo una decina d’anni, Giovanni Berretta lascia la guida del Comitato ibleo della Croce Rossa. Martedì, Berretta ha presentato alla stampa le motivazioni di questo addio.
Autoambulanze sabotate, la centralina telefonica messa fuori uso, l’armadio (in cui sono custoditi il protocollo e carte riservate) forzato.
Sono alcuni degli episodi denunciati dal commissario provinciale della Croce Rossa di Ragusa Giovanni Berretta che si e’ dimesso dalla carica ”per la gravita’ della situazione piu’ volte, ma invano, portata a conoscenza dei vertici regionali e nazionali”. Nel corso di una conferenza stampa Berretta ha parlato ”di casi di alterazione di documenti trasmessi da qualche dipendente alla Prefettura per screditare il commissario e il direttore provinciali della Cri; di accuse di gravi irregolarita’ nella gestione del Cpt rivelatesi del tutto infondate; di dichiarazioni alla stampa su casi, totalmente inesistenti, di meningite nello stesso Cpt; della richiesta, da parte di un gruppo di dipendenti, di vedersi riconosciute 780 ore di lavoro straordinario ciascuno in un periodo consecutivo di soli 53 giorni; del rifiuto ad indicare il domicilio per sottrarsi alle visite fiscali e perfino a ricevere, non solo ad eseguire ordini di servizio del direttore”. ‘
‘La missione della Cri affidata all’entusiasmo di tanti volontari – scrive Berretta nella lettera di dimissioni inviata al commissario nazionale Francesco Rocca e al commissario regionale Davide Bambina – a Ragusa da anni risulta svuotata dai comportamenti inaccettabili di buona parte del personale dipendente mai sanzionati da chi avrebbe avuto il dovere istituzionale di intervenire fino al punto da ingenerare nel personale la convinzione di godere di una totale impunita”’.
Berretta, in carica da dieci anni nella veste di presidente o di commissario, si e’ detto amareggiato nell’avere appreso che in qualche caso telefonate dirette alla Croce Rossa si sono risolte nell’invito a richiedere il servizio ad agenzie di pompe funebri e ha chiarito di avere voluto, con le dimissioni motivate pubblicamente, ”provocare almeno un’ispezione per accertare i fatti e restituire alla Cri iblea il ruolo che le compete, il prestigio che merita e la condizione minima che le consenta di adempiere ai suoi compiti d’istituto”.
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