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20/09/2026 23:59

E al supermercato mi disse: “Io la morte la guardo negli occhi”. Dieci anni fa ci lasciava Peppe Drago, uomo politico

Il 21 settembre 2016 ci lasciava Peppe Drago, il maggiore uomo politico della provincia di Ragusa.

di Redazione

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Modica -Dieci anni fa oggi ci lasciava Peppe Drago, uomo politico.

È raro di questi tempi il ricorso a tale definizione, per la banale ragione che si usa il titolo, ora di onorevole, ora di senatore, ora di sindaco, piuttosto che la qualificazione dello status di uomo che esercita la più nobile delle arti, la Politica.

Peppe Drago muore il 21 settembre del 2016 dopo una malattia affrontata per due anni senza mai sviare: “Io la morte la guardo negli occhi”, mi disse chiedendomi di accompagnarlo a fare la spesa nel supermercato di corso Trieste a Roma.

Capace di essere uomo del popolo, sentito come parte di una comunità di persone semplici che vi si rivolgevano senza distanza o complessi di inferiorità, sapendo di poter sempre accedere a lui, Peppe Drago sedeva con Re Juan Carlos di Spagna e con Andrea Camilleri, era invitato ad Arcore da Silvio Berlusconi e intratteneva rapporti con il poeta José Manuel Caballero Bonald.

Peppe Drago era l’alto e il basso insieme, capace di adeguare il proprio registro all’interlocutore che aveva dinnanzi, sempre rispettandolo e capendone le ragioni.

Sindaco di Modica, Presidente della Regione siciliana, Assessore regionale al lavoro e poi alla Presidenza, Sottosegretario di Stato alla Difesa e poi agli Affari Esteri, capì che la Protezione civile era la chiave per mettere in sicurezza l’immenso patrimonio architettonico del Sudest siciliano: chiese, palazzi, conventi, edifici pubblici che oggi brillano grazie ai 110 miliardi di lire che Peppe Drago destinò alle province di Catania, Siracusa, Ragusa.

Peppe Drago aveva visione, viveva la Politica come ragione di vita, amici e avversari lo vedevano come il punto di equilibrio avanzato, l’uomo in grado di creare spazi che prima non esistevano, di tendere la mano all’avversario senza mai rancore, conscio che la Politica prescinde dai fatti personali.

In questo cursus honorum che lo ha reso il politico per eccellenza della provincia di Ragusa, per lui nativo di Scicli, nella casa di via Campanella, vi sono state anche le cadute: una vicenda giudiziaria da cui nel 2013 uscì con l’assoluzione.

Commise parecchi errori, Drago, e pagò da uomo cui gli altri non perdonarono non il successo, non l’ascesa, non l’affermazione o il consenso. Non gli perdonarono il talento. E come il coraggio manzoniano, se uno il talento non ce l’ha, non se lo può dare.

Drago ne aveva. Per Peppe le relazioni contavano più del potere. E le offriva agli altri, creando rete, creando reti, permettendo a chiunque di salire su un ascensore che consentiva di fare un salto di qualità nell’interlocuzione politica, in quella culturale, introducendo in un sistema di relazioni sempre più qualificato.

Visione, capacità strategica, lungimiranza politica. Sono state alcune sue qualità, che insieme a una dose di superficiale fiducia nel prossimo, ne hanno creato una cifra originale.

In un Paese che ha guardato sempre con sospetto alla classe politica meridionale, di politici come Drago ne nasce uno ogni molti decenni.

Oggi ne ricordiamo la scomparsa, con la serenità di chi gli ha voluto bene.

 

Peppe