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07/07/2012 10:43

E Monti disse: Ragusa, provincia di Siracusa

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Come diceva Sciascia, Ragusa, invenzione di una Prefettura

di Redazione

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Mario Monti
Mario Monti

Roma – Ne restano in piedi 50 più le città metropolitane. La riforma  si realizza nel corso dell’anno: sarà rapida e incisiva, giurano i Prof che l’hanno varata con il favore delle tenebre. Un poco di ironia non guasta: le amministrazioni provinciali non hanno mai vacillato, potendo contare di volta in volta su potenti protettori ed alleati. Gli apparati politici che le tutelano e sorreggono costituiscono la struttura portante dei partiti.

Nei capoluoghi le lobby – trasversali e di partito – divengono indistruttibili, acquistano un peso specifico che si moltiplica in modo esponenziale rispetto ai comuni. Ecco perché le autonomie locali hanno sofferto e soffrono oltre che  per il centralismo nazionale, per quello provinciale. E’ il capoliuogo di provincia che “gestisce” la localizzazione dei servizi, ospita le sedi degli uffici periferici dello Stato, dalla Questura alle Prefetture. Il cuore della burocrazia, insomma. Quasi concorrenziale con la politica, ma spesso in perfetta sintonia con essa sulle questioni che contano, a meno che non ci siano direttive centrali ineludibili. Nel tempo – molti decenni – i poteri intermedi si sono consolidati e fanno lobby.

Il governo non aveva fatto menzione del taglio delle province alla vigilia del Consiglio dei ministri, in questo modo ha evitato un pressing asfissiante nelle ultime ore e poi, appunto con il favore delle tenebre (la riunione del Cdm si è svolta di notte), ha fatto cadere la scure sia per le amministrazioni provinciali quanto per gli uffici giudiziari (cancellati un migliaio, se si comprendono canche i circa 700 uffici del giudice di pace).

I criteri della riduzione sono noti: La riduzione tiene conto di due criteri: l’estensione (probabilmente 3mila km quadrati) e la popolazione (numero di abitanti inferiore a 350 mila).

Il processo di revisione prevede che entro la fine dell’anno si realizzi  l’accorpamento (la procedura ed i criteri sarano oggetto di apposite diretive da parte del Cdm).  Sulla base delle informazioni fin qui pervenute, sono in tutto 38 le province con meno di 350 mila abitanti e meno di 3mila chilometri quadrati che rischiano di saltare:

VERCELLI,

ASTI,

BIELLA,

VERBANO-CUSIO-OSSOLA,

LECCO,

LODI,

ROVIGO,

GORIZIA,

PORDENONE,

IMPERIA,

SAVONA,

LA SPEZIA,

PIACENZA,

RIMINI,

MASSA CARRARA,

PISTOIA,

LIVORNO,

PRATO,

TERNI,

MACERATA,

ASCOLI PICENO,

FERMO,

RIETI,

TERAMO,

PESCARA,

ISERNIA,

BENEVENTO,

MATERA,

CROTONE,

VIBO VALENTIA,

CALTANISSETTA,

ENNA,

RAGUSA,


ORISTANO,

OLBIA TEMPIO,

OGLIASTRA,

MEDIO CAMPIDANO,

CARBONIA IGLESIAS

A questa lista vanno ad aggiungersi le Province, cassate, delle 10 città metropolitane, vale a dire:

ROMA,

MILANO,

TORINO,

GENOVA,

VENEZIA,

BOLOGNA,

FIRENZE,

BARI,

NAPOLI,

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