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19/03/2026 20:55

È morto Umberto Bossi

Umberto Bossi, morto a 84 anni il fondatore della Lega

di Redazione

Varese – È morto a 84 anni il fondatore della Lega Umberto Bossi. Ministro, senatore, deputato e europarlamentare della Repubblica, fondatore della Lega Nord, di cui è stato segretario federale fino al 2012 e successivamente presidente a vita; è stato anche ministro delle Riforme per il federalismo.

Eletto per la prima volta al Senato nel 1987, è entrato nel governo per la prima volta nel 2001, quando fu nominato ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione nel governo Berlusconi II.

 

Da quanto si apprende, Umberto Bossi era stato ricoverato ieri in ospedale, a Varese, in terapia intensiva e in condizioni apparse subito critiche. La situazione è precipitata oggi e il decesso è avvenuto alle 20.30 di questa sera.

Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago in provincia di Varese, inizia il suo impegno politico nei primi anni Settanta nel gruppo comunista del manifesto, nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, nell’ARCI; ma dopo pochi anni si avvicina alla causa e alle idee autonomiste e federaliste a seguito dell’incontro con Bruno Salvatori, molto vicino all’Union Valdôtaine. Nel 1979 conosce Roberto Maroni con cui comincia un lungo sodalizio politico e nei primi anni Ottanta fonda la Lega Autonomista Lombarda, che sarebbe poi divenuta la Lega Lombarda; ne viene eletto segretario nazionale fino al 1993 prima di dar vita al progetto della Lega Nord.

Alle elezioni politiche del 1987 Bossi viene eletto per la prima volta senatore, da qui il nome di Senatùr con cui è conosciuto ancora oggi. Nel 1989 fonda la Lega Nord dove riunisce in modo definitivo la Lega Lombarda, la Liga Veneta, il Piemònt Autonomista, l’Union Ligure, la Lega Emiliano-Romagnola e l’Alleanza Toscana, ne diviene segretario per circa 20 anni.

Nasce così lo storico partito di via Bellerio con il condottiero Alberto da Giussano come simbolo, il Va’ pensiero di Giuseppe Verdi come inno, il Sole delle Alpi come bandiera della Padania, «Roma Ladrona» un mantra. In quegli anni Bossi inizia a parlare del progetto dell’indipendenza della Padania organizzando numerose manifestazioni e fonda alcuni mezzi di informazione come RadioPadania e TelePadania. Nel 1994 un breve sodalizio con Forza Italia, il neonato partito di Silvio Berlusconi, ma i rapporti tra i due proseguono tra alti e bassi fino ai primi anni Duemila con
la costituzione della coalizione chiamata Casa delle Libertà che vince le elezioni politiche, nel 2001 Bossi diventa ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione. Nel 2004 Bossi viene colpito da un ictus cerebrale e le sue condizioni appaiono subito preoccupanti, dopo una lunga degenza e un altrettanto lunga convalescenza, interrompe per un periodo l’attività politica; una malattia che compromette irrimediabilmente il suo stato di salute.

Nel 2008 viene nominato nuovamente ministro per le Riforme
istituzionali nel governo Berlusconi IV. Il 5 aprile 2012, a seguito dello scandalo dovuto a una presunta distrazione di fondi del partito a favore della sua famiglia, Bossi annuncia a sorpresa le dimissioni da segretario della Lega Nord, carica che aveva assunto nel 1989; a succedergli nel ruolo di segretario federale fu il triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago.

Si allontana dalla scena per circa un anno fino a quando si ricandida alle nuove primarie della Lega Nord nel 2013, ma viene sconfitto dall’astro nascente del Carroccio Matteo Salvini. Il «Capitano» Salvini, in pieno dissenso con il Senatùr, da subito decide per la svolta nazionalista con l’obiettivo di trovare sostegno anche nel Mezzogiorno, fonda la Lega per Salvini premier e di commissaria gli organi della Lega Nord. Alle elezioni europee del 2024 a sorpresa Bossi fa sapere di aver votato Marco Reguzzoni, ex parlamentare leghista ora candidato da indipendente con Forza Italia, chiedendo ai suoi seguaci di fare lo stesso. Nella lunga vita del fondatore della Lega sono stati diversi i procedimenti giudiziari a suo carico, dal processo Enimont dove è stato accusato di violare la legge sul finanziamento pubblico ai partiti, fino alla condanna per reato di vilipendio alla bandiera
italiana. Assolto a seguito di un processo per vilipendio al Capo dello Stato dell’allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro, viene condannato invece nel 2018 dalla Cassazione ad 1 anno e 15 giorni di reclusione per vilipendio al Presidente della Repubblica per degli insulti rivolti a Giorgio Napolitano.

Ma è stata l’inchiesta del 2012 a minare fortemente la sua attività politica. Bossi, infatti, viene iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l’accusa di truffa ai danni dello Stato a causa dello scandalo dei rimborsi elettorali. È stato condannato a 1 anno e 10 mesi per aver sottratto
indebitamente allo stato circa 49 milioni di euro. Nell’agosto del 2019 è stato prescritto il reato di truffa per Bossi e Belsito; la Cassazione ha confermato la confisca dei 49 milioni di euro alla Lega, mentre sono cadute le confische personali.

La mattina dell’11 marzo 2004 Bossi venne colpito da un ictus cerebrale, venendo ricoverato d’urgenza all’Ospedale Fondazione Macchi di Varese; le sue condizioni destarono notevoli preoccupazioni fin dall’esordio.

Si rivide solo il 19 settembre nella sua casa a Gemonio e torna in pubblico gradualmente, prima partecipando il 28 febbraio 2005 nella sede della Lega in via Bellerio a Milano all’inaugurazione dell’asilo nido interno, poi il 6 marzo tiene il suo primo comizio dopo l’ictus nella casa dell’esilio di Carlo Cattaneo a Castagnola.