Il ricordo di una bambina d’allora
di Maria Stella Spadaro


Scicli – «Avvicinatevi miei piccoli papazzicoli». È lo sbiadito ricordo sonoro che, quasi a comporsi in riempitive nuvolette fumanti, immediato si associa alla mia immagine di padre Viola.
La catechista di sempre era assente e padre Viola in persona si accingeva a sostituirla: curiosità mista a insito rispetto empivano, nell’attesa, gli occhi di mia sorella e dei suoi coetanei.
Poi, ecco arrivare un raggiante sorriso impresso in un corpo di uomo. Io, lì, ero solo una giovane infiltrata, ma non fu difficile intuire che quello per me sarebbe stato un giorno speciale: era il mio primo contatto attivo con la “Chiesa”, con la sua dottrina, con la “religione” ampiamente intesa.
Seduti o in piedi come intorno ad un focolare tanto ampio da permettere ad ogni presente di occuparne un arco di porzione, si cercava di ricostruire risposte esaurienti alle domande pronunciate da quest’uomo: non esistevano risposte errate, ma l’intervento di ognuno era arricchimento per tutti.
Io ero troppo piccola e timida per intervenire e osservavo incuriosita gli occhi di quel moderatore che, appreso il mio nome, mi sussurrò dolcemente all’orecchio: “Stellina, tu puoi venire qui quando vuoi.”. E fui presente al secondo incontro e anche al terzo e mai, nonostante fossi davvero piccola, ebbi la voglia di disertare anche solo mentalmente quel confronto.
La mia assiduità cessò solo con il ripristino della catechista.
Adesso, che un po’ di tempo è trascorso, penso ad un adulto che, di sabato pomeriggio, conversava in Chiesa con un gruppo di bambini di otto anni senza minacce, senza promesse, ma con la sola forza delle parole: rendere, indipendentemente dall’età anagrafica, ogni componente della comunità parte integrante della “Chiesa” era stata la sua arma vincente.
Ricordo, una domenica mattina, noi bambini seduti sulle prime file ad ascoltare la Santa Messa e a interloquire con padre Viola che, con i suoi quesiti, stimolava la nostra partecipazione evitando, così, ogni tipo di distrazione. Il pianto insistente di un neonato sembrava quasi sfidare l’amplificazione del suono consentita dai microfoni. Di fronte agli sguardi contrariati degli adulti presenti, la mamma dell’infante decise di avviarsi verso l’uscita, ma l’intervento di padre Viola mi sconvolse: “Signora, non ci privi del pianto di suo figlio. Il pianto è simbolo di vita e di gioia.”
La “Chiesa” è “assemblea, adunanza, riunione”, ma di chi? Con Padre Viola non era necessario porsi questa domanda, perché ognuno era essenziale e indispensabile nella comunità. Il “chiunque” non esisteva. Ognuno aveva una chiara e precisa identità, una storia, un passato, che lui conosceva bene.
Uno dei periodi più impegnativi per noi bambini era quello antecedente “l’estrazione Natalizia”. Ognuno di noi riceveva un blocchetto di biglietti con impresso sulla matrice i nostri nomi. Il fine era chiarissimo e il nostro impegno totale.
Se, però, per caso, l’oggetto ricevuto come ricompensa per il servizio prestato da noi “aspiranti venditori” non soddisfaceva le nostre preferenze, era padre Viola a mediare con le intransigenti signore organizzatrici: dopotutto si trattava di chincaglierie di varia forma e dimensione e l’unica discriminante era regalare un sorriso a un bambino.
Ma gli anni passano e il cambiamento incombe.
Conferma alle mie percezioni di bambina sopraggiunse quando, una sera, ormai adolescente, entrai per caso in Chiesa. Seduto al tavolinetto ligneo vicino all’ingresso principale vidi con sorpresa padre Viola che chiacchierava con due uomini. Non lo vedevo ormai da qualche anno e, fissandolo da lontano, sentì nostalgia della mia infanzia, della possibilità di parlare liberamente ad un uomo di fede di dubbi e interrogativi sulla dottrina cristiana. Ero già seduta quando sentì qualcuno sussurrarmi da dietro: “Stellina, non ti ricordi di me?”.
Non penso che la rispettabilità e purezza di un uomo dipenda dall’Istituzione che rappresenta e sono convinta che le Istituzioni acquistino dignità e decoro quando a rappresentarle vi sono fidati uomini.
«Dove sono i miei piccoli papazzicoli?» – sussurrava padre Viola per riunire il chiassoso gruppo.
E, d’improvviso, il rosso sanguigno che colorava da bambina le mie gote ad ogni richiamo altrui non compariva con lui che con il sorriso era entrato a far parte della mia schiera segreta di fidati Esempi.
Il confronto, le parole usò per rispondere ai quesiti curiosi di una bambina..ed era un adulto, era un sacerdote.
Arrivederci padre Viola.
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