La dolorosa decisione di Angelo Pititto Lazzara che ha trascorso buona parte della sua vita in quel laboratorio
di Redazione
Lentini – L’impastatrice si fermerà insieme con forni e friggitrici il 2 novembre, giusto il tempo di sfornare i famosi biscotti “totò”, le squisite “rame di Napoli” e le più note “ossa de motti”. Il giorno dei morti la saracinesca del laboratorio si abbasserà per sempre.
Angelo Pititto Lazzara ha trascorso 37 anni in quel laboratorio di pasticcere, ma ora, a causa del caro energia elettrica, non ce la fa più, e ha messo il cartello “Vendesi”, come racconta a La Sicilia.
A decretare la fine di un’attività storica e ormai conosciutissima nella zona nord è stato il caro energia che negli ultimi mesi sta mettendo in ginocchio molte attività. Bollette troppo alte per riuscire a far fronte a tutte le spese e, a conti fatti, il gioco non valeva la candela. Una passione, quella per la pasticceria che accompagna Angelo Pititto Lazzara dal 1985 e che dopo 37 anni di attività è costretto a chiudere battenti, mettere in vendita l’attività e licenziare due lavoranti. La prima, 55 anni di età, da ben 32 anni in cucina, l’altra più giovane lavora anche lei in pasticceria da 11 anni. Insieme stanno vivendo il dramma del licenziamento.
«È stata una scelta difficile – spiega – perché siamo consapevoli della storia che le nostre mani raccontano, ma l’aumento delle spese e 9 mila euro di bollette in due bimestri, l’ultima delle quali relativa a luglio e agosto, di quasi 6 mila euro, non mi ha lasciato alternative. Il laboratorio non incassa di certo queste somme in un mese. Quanto dovrei guadagnare per riuscire a pagare simili utenze? Mi sono rivolto ad un avvocato ma è stato tutto inutile. Ho provato a rateizzare la prima per reggere il colpo, in quattro rate ma due non sono ancora riuscito a pagarle. Poi la mazzata finale è arrivata con la bolletta di quasi 6 mila euro peraltro ormai scaduta. Anche se non c’è l’affitto da pagare perché i locali sono di proprietà , le spese sono troppo elevate. Avremmo lavorato volentieri ancora ma ciò non è stato possibile». Il pensiero del titolare va anche ai dipendenti: «Dispiace infinitamente dover licenziare madri di famiglia, una delle quali lavora in cucina da ben 32 anni, l’altra da 11. Ho dedicato la vita al lavoro, ma di questo passo continuare sarebbe stato sempre più difficile se non addirittura impossibile. Abbiamo provato a resistere fino all’ultimo ma il caro energia ci ha fatto capire che era inutile lottare ancora contro una crisi in cui pesano anche congiuntura economica sfavorevole, i postumi della pandemia. Purtroppo non mi daranno la possibilità di preparare i panettoni e arrivare almeno fino a Natale perché l’avviso ricevuto dalla società che gestisce il servizio di energia elettrica parla chiaro: il 5 novembre staccheranno la corrente. Ho messo in vendita l’attività nella speranza che qualcuno la rilevi».
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