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Chiaramonte Gulfi e Monterosso Almo sull’Isola dei Tesori

I due comuni ragusani tra i 42 siciliani partecipanti al bando del Mibact “Borghi in Festival”

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 Chiaramonte Gulfi – Il “balcone di Sicilia” e Monterosso Almo, che da tempo fa parte del circolo dei “più belli d’Italia” dell’Anci, sono gli unici due ragusani dei 42 borghi selezionati dalla Fondazione “Le Vie dei Tesori”, nelle 9 province siciliane, per “fare network” come si dice, e rilanciare il turismo post pandemia. La scelta di soli centri con meno di 10mila abitanti ha escluso dal circuito Modica - che aveva appena piazzato due “Luoghi del cuore” nella top10 del Fai - oltre a Scicli, Vittoria, Comiso e lo stesso capoluogo. Senza nulla togliere agli altri piccoli comuni tracciati sulla mappa (foto), la suddivisione poteva essere più equilibrata: forse avrebbero potuto rientrare nei parametri anche Acate e Santa Croce Camerina, così da rinfoltire la rappresentanza iblea, scarna rispetto alla dozzina di “tesori” appuntati in altri territori.

"Proprio sul filo del confine tra le province di Ragusa e Catania, ecco Monterosso Almo, il comune più alto sugli Iblei - scrive il magazine della fondazione -, dove vanno recuperati gli itinerari francescani e la storia dei Cocuzza, ricchi imprenditori, che nulla avevano da invidiare ai nobili Florio dell’altro lato dell’Isola. Invece a Chiaramonte Gulfi non si può saltare l’itinerario dei frantoi, perché da queste parti l’olio extravergine è una cosa seria e si può partecipare a cooking class a tema". Il programma partecipa al bando del Ministero della cultura “Borghi in Festival”: 6 fine settimana tra il 29 maggio e il 5 luglio - Covid permettendo - con oltre 200 luoghi naturalistici, artistici ed enogastronomici aperti nei paesini toccati dal percorso. Chiaro che il progetto dovrà essere integrato da lavori sulle infrastrutture per facilitarne i collegamenti, nell'ottica di una più generale necessità di tamponarne lo spopolamento. Occorre promozione ma anche investimenti nell’ammodernamento dei servizi, altrimenti è difficile che la gente lasci le grandi città per ripopolarli, se non nelle gite del weekend. Anche perché pare che a sempre meno aziende piaccia la formula dello smart o south working, di cui forse alcuni si sono approfittati, e premono per un ritorno dei dipendenti negli uffici, la maggior parte dei quali non è certo in campagna o in mezzo ai monti.


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