Economia Stato-Regione

Draghi e la Sicilia: cosa si gioca l'Isola col suo governo

Piatto ricco sul tavolo: licenziamenti, redditi, cig, cantieri e il Ponte di Messina

Draghi e la Sicilia: cosa si gioca l'Isola col suo governo

 Ragusa - Rifinanziamento del reddito di cittadinanza, che sostenta quasi 552mila siciliani secondo il bollettino aggiornato dell’Inps; e blocco dei licenziamenti, grazie a cui galleggiano altri 37mila. Sono i due punti che tengono col fiato sospeso tante famiglie dell’Isola: la regione d’Europa a più alto rischio di povertà, secondo EuroStat. Per l’associazione Svimez la misura introdotta dal M5S, al momento più fuori che dentro il nuovo esecutivo, «ha contribuito significativamente a ridurre la platea dell’esclusione e della marginalità fornendo un reddito minimo garantito» almeno a metà del milione e passa di abitanti che, secondo i sindacati, se la passa male vivendo in condizioni di grave indigenza. Draghi non condanna i tanti incentivi e bonus a fondo perduto messi in campo da Conte anche dopo, durante la fase acuta dell'emergenza (e rivelatisi comunque insufficienti), ma è intenzionato a selezionare e mantenere solo quelli che rappresentino un investimento, e non solo un indennizzo che tamponi senza risolvere la crisi che l'ha reso necessario.

L'ex presidente della Bce vuole aiutare più le aziende, che direttamente i lavoratori da cui dipendono: quelle che hanno un futuro, a sopravvivere; e quelle in fallimento, a riconvertirsi e trovare nuovi spazi sul mercato. Soldi che attirino soldi, sotto forma di crescita di fatturato. In quest’ottica rischiano meno le pensioni dei redditi di cittadinanza, che obiettivamente non sono serviti all’originaria funzione di trovare un posto ai beneficiari e che purtroppo per tanti costituiscono un’entrata aggiuntiva a quanto percepiscono in nero. In più il 31 marzo inoltre scadono sia il blocco dei licenziamenti, richiesto dalle imprese, che la possibilità per le aziende di accedere gratuitamente alla cassa integrazione Covid, che le imprese vorrebbero invece mantenere. Sono una settantina le crisi aziendali in corso in Sicilia, difficile che ottengano botte piena e moglie ubriaca.

Tuttavia c’è l'obiettivo di rimettere in moto i cantieri fermi e le opere, grandi e piccole, in particolare quelle necessarie per la ripresa del turismo. Salvini e altri esponenti del centrodestra regionale sono tornati infatti a parlare di Ponte sullo Stretto, che piace pure a Renzi: l’idea è comunque quella di riattivare i lavori bloccati. Salvaguardando l'ambiente, si dice: vorrà dire anche bloccare le trivelle delle multinazionali petrolifere, italiane e straniere, pronte a perforare nuova terra dentro e al largo della Sicilia con la scadenza della moratoria a fine mese? Significherà stoppare la maxi discarica di rifiuti nucleare che cerca un posto nel Paese?  Pare inoltre che Draghi abbia completamente stravolto il Recovery Plan: sarà confermato il terzo delle risorse europee che era riuscito ad assicurare al Sud il ministro del Mezzogiorno uscente, Peppe Provenzano? Infine la voragine da 300 milioni nella finanziaria, attribuito da Palazzo d’Orleans alle entrate tributarie previste in eccesso. La posta in palio coi progetti del nuovo premier è altissima. Per ora, inevitabilmente, ci sono ancora più domande che risposte.


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